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Sinistri berlusconidi e vuoto politico

Un’opposizione rasa al suolo

Quando l’imitazione, viziata nella forma e nella sostanza, fa perdere tutto

di Davide Giacalone - 18 febbraio 2009

Le elezioni sarde le ha vinte Berlusconi, non c’è dubbio. Le hanno perse i berlusconidi che occupano la sinistra. Nel vuoto ideale e programmatico, l’identità della sinistra italiana è data da tre elementi: a. quel che erano, ovvero comunisti e democristiani; b. quello cui si oppongono, ovvero Berlusconi; c. quello cui aspirano, ovvero prendere il posto e recitare il ruolo di Berlusconi. Che, però, non capiscono.

Credono il suo sia il potere dell’apparire, mentre non di rado è protagonista di pistolotti televisivi piuttosto lunghi e non efficaci. Credono conti il dominio sulle televisioni, salvo il fatto che l’occupazione sinistra del piccolo schermo non teme rivali, ed ha in Berlusconi un complice, visto che quel che conta, per far soldi, non è agitare giuste battaglie, ma attirare ascolti alti, senza sofisticare su luoghi comuni e versioni omogeneizzate della storia. Credono il suo sia un partito senza radici, così tagliano progressivamente anche le loro, di cui, come ho ripetuto, hanno più di una ragione per vergognarsi. Invece Berlusconi è un fenomeno politico forte e duraturo perché ha radici profonde ed esprime il comune sentire di moltissimi italiani. Lui è parte dell’identità nazionale, nel senso che sa interpretarla in modo impareggiabile, senza l’uzzolo di volerla correggere.

La sinistra ha pensato di fargli il verso, finendo con l’imitare un’imitazione tarocca. Prendete Soru: ricco, libero dai partiti, sardo, presidente, s’è scelto la data per le elezioni ed ha lanciato la sfida a livello nazionale. Raso al suolo. Perché? Semplice: non era la sinistra, non era la destra e non era la sardità. Era un berlusconide che sfidava un berlusconide al cubo: Veltroni.

Restiamo alla realtà. La sinistra crede che la destra prenda voti perché, a fronte di stupri ed immigrazione, parla di legge ed ordine. Che non ci sono. Così ripete le stesse parole, come gli scemi che ripetono le formule magiche dei prestigiatori. Dovrebbero denunciare la malagiustizia e proporre riforme radicali, dalla separazione delle carriere all’esecuzione delle sentenze. Ma non possono, perché la corporazione togata li occupa e loro non hanno testa sufficiente. Fanno, allora, la faccia feroce, che risulta falsa, perché in contrasto con la loro cultura. Morale: perdono tutto, anche l’onore.

Pubblicato su Libero di mercoledì 18 febbraio

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