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Che cosa serve al paese

Un nuovo progetto per l'Italia

Un nuovo centrodestra, nuovi partiti, nuova legge elettorale

di Luca Bagatin - 03 aprile 2012

Angelo Panebianco, sul Corriere della Sera del 2 aprile scorso, ha ragione da vendere. L"Italia, per ripartire, ha bisogno di due cose: ridurre la spesa pubblica ed abbassare le imposte. Due cose che nessun governo sino ad oggi - salvo qualche timido tentativo del Governo Monti - ha mai fatto. Anzi. Due cose che, per poter essere attuate, necessitano di maggioranze compatte ed autentiche, non di pasticci partitocratici, come quello - l"ennesimo - che la classe politica italiana ci sta nuovamente per confezionare, fatto di nessun vincolo di coalizione e sbarramenti. I pasticci partitocratici servono unicamente a dare la possibilità a più forze politiche di spartirsi la torta e, dunque, le risorse pubbliche che, diversamente, andrebbero ridotte. Lo spiega Panebianco nel suo editoriale, così come da decenni lo spiegano gli economisti liberali in tutto il mondo. Occorrerebbe un"Italia nuova: presidenziale con un Presidente della Repubblica eletto, a turno unico, da tutti i cittadini e slegato dai partiti e - finalmente - con piene funzioni di governo. Occorrerebbe abolire del tutto il finanziamento diretto o indiretto ai partiti (i famosi rimborsi o rimborseggi che dir si voglia). Partiti che possono comunque essere liberamente rappresentati in Parlamento (monocamerale !), con sistema proporzionale puro, ma non possono interferire nell"attività di governo, bensì dovrebbero avere solo funzioni di discussione delle leggi e di controllo, così come avviene per il Congresso degli Stati Uniti d"America. E soprattutto devono reggersi su finanziamenti propri, privati e volontari.

Occorrerebbe, poi, un nuovo centrodestra: finalmente laico, liberale, libertario e liberista, che possa accogliere anche chi di centrodestra non è o non è mai stato, come quei liberalsocialisti che hanno storicamente occupato posizioni nobili nella sinistra, ma hanno abbandonato completamente lo statalismo. Una base di partenza potrebbe essere la fusione, in un unico soggetto, di FLI, UDC, API, Partito Liberale, Partito Repubblicano, Radicali Italiani, Liberalsocialisti sparsi in questa o quella coalizione e l"area vicina a Montezemolo. Oppure la costituzione di una coalizione fra FLI, UDC, API ed un nuovo soggetto che raccolga Radicali, Repubblicani, Liberali, Liberalsocialisti e Montezemolo. Una coalizione o un partito unico (meglio quest"ultimo), che parli, in primis, di riduzione della spesa pubblica e riduzione delle imposte. Che riduca l"Iva anzichè aumentarla, che privatizzi la Rai, che abolisca le Province, che abolista l"articolo 18 che è un disincentivo alle assunzioni, specialmente quelle dei giovani. Una coalizione o un partito unico con all"interno anche posizioni diverse su temi etici e di coscienza, così come avviene anche nell"UMP frencese o nel Partito Repubblicano americano, ove convivono anime religiose e conservatrici assieme ad anime laiciste e libertarie. Occorre, insomma, pensare al radicalmente nuovo...per l"Italia. Che poi è ciò che nell"Occidente democratico esiste lungo da tempo

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario