ultimora
Public Policy

Le proposte e le soluzioni under trentacinque

Un nuovo patto generazionale

Emozione nazional popolare: briciole della democrazia. È ora di lasciare spazio ai giovani

di Chiara Puletti - 06 giugno 2007

In Italia si assiste ad un bizzarro fenomeno: l’emozione nazional popolare per una trasmissione che trasmette, dopo mesi di infiammato dibattito in mezzo mondo, una video inchiesta sui preti pedofili e il Vaticano. In Italia non c’è quasi nessuno che in TV si prende la briga di trattare i grandi temi sociali che incessanti occupano le pagine e pagine nei forum, nei blog di ragazzi a volte molto, molto giovani. In Italia ci si emoziona e si grida di gioia (intellettualmente…) perché Claudio Petruccioli, il direttore Rai, ha comprato dalla BBC, si dice per 20mila euro (un affare!), un programma che da gennaio imperversava su Google video e You tube e per la metà degli inglesi era già fritto e rifritto. In Italia aveva i sottotitoli da tempo e tuttavia si è salutata la trasmissione Anno Zero come la dimostrazione che l’Italia è democratica. Bene. Qualcuno dirà, “meglio di niente”! Senza nulla togliere alla buona volontà di Santoro, meglio di niente c’è poco più di niente. E non basta.
In una società democratica quale è la nostra, l’obiettivo è la trasparenza e la partecipazione sociale. Un metodo di coinvolgimento popolare è quello di rendere normale e non straordinaria l’emissione di inchieste di denuncia seria e provata. E non c’è niente di male a pretenderlo. In Italia, nel profondo Sud, si muovono molte associazioni rette dai giovani degne di programmi e di approfondimenti nei media. Degne soprattutto di visibilità. Si tratta di veri e propri movimenti per la salvaguardia e la legalità del territorio, che combattono e cercano alternative possibili ai grandi problemi che assediano il nostro Paese. Prendiamo i rifiuti. Sulle proposte lanciate da associazioni di giovani per la conversione degli inceneritori e sui metodi alternativi di smaltimento, c’è silenzio stampa. In Tv, se si parla di inceneritori, poco dopo spunta il politico di destra che attacca e il politico di sinistra che risponde e viceversa (per par condicio!). Se la notizia emerge è per trasformarla in una questione politica. E il problema effettivo dell’inceneritore si perde nel pastone del Tg delle 13 ( il botta e risposta di 3 minuti sulle battute dei politici). La notizia lascia il posto ad un dibattito politico bipartisan, e alla fine, per buona pace di governo e opposizione né un chimico, né un biologo, né un ingegnere delle nuove tecnologie, verrà interpellato sulle possibili alternative alle scorie e ai rifiuti tossici.

“MONNEZZA” E SOLUZIONI POSSIBILI
Negli Stati Uniti da anni il tasso di rifiuti sta calando vertiginosamente. Perché si ricicla. Riciclare è una parola magica, che però non si evoca mai nel corso dei programmi dedicati al problema di Napoli, ad esempio. Al massimo si parla di riciclaggio di denaro. Esiste anche il riciclaggio di vetro e carta e materiali biodegradabili. Due giorni fa a Catania ha fatto clamore tra i giovani un certo Paul Connet, uno scienziato statunitense che si batte contro il proliferare di inceneritori e discariche e che gira il mondo con la teoria Rifiuti Zero 2020. Con net, appunto, teorizza la fine dell’immondizia nel 2020. Lo scienziato è un chimico, come ce ne stanno tanti in Europa. Ma non si sa perché, noi europei andiamo a pescarli sempre negli Usa, come se nel Vecchio Continente nessuno se la sentisse di intavolare una discussione scientifica sul tema.

SPRECHI NAZIONAL POPOLARI
Le grandi questioni sociali e civili, in Italia trovano spazio solo per essere insabbiate su pubblica piazza dai commenti dei politici che poco fanno per dipanare la matassa. Il Parlamento, notizia esemplare degli sprechi denunciati in Italia ,” ha nominato una commissione di inchiesta sugli sprechi delle istituzioni italiane e… in un anno di attività, l’unico atto che è stato in grado di formulare la tal commissione è stato la richiesta a bilancio di altre 50 mila euro per continuare i lavori della stessa” ( dal libro di Gian Antonio Stella La Casta).

IL PATTO GENERAZIONALE
Potere ai giovani. Uno slogan consunto ma che ormai, proprio perché inflazionato, si ha vergogna ad usare. E chi ne prende possesso è solo ed esclusivamente la pubblicità di telefonia mobile, che continua a rincoglionire tutti con ‘sta storia ormai sterile del potere ai giovani. “Potere ai giovani” deve essere prima di tutto uno slogan civile, politico, sociale, e poi, se mai, un tema per le campagne pubblicitarie. Ma non è facile la sua attuazione, se uno come Giuliano Amato che ha lanciato l’idea del Patto generazionale, dove si impegna a mollare la politica, ce lo vediamo ancora al governo, e addirittura impigliato a doppio filo all’interno del partito unito democratico. Nessun over 60 che sta in politica, parliamoci chiaro, sta pensando di abbandonare la sua poltrona. E addirittura continua, in barba a tutti, ad aumentarsi lo stipendio. Questa è la verità. Oggi Giuliano Amato è all’interno del partito unito. Ma nel Comitato dei 45 del futuro Partito Democratico non figura nessun under 30. Nessuno. Arturo Parisi, Ministro della Difesa, si è detto pronto a farsi da parte per fare posto ad un nuovo giovane under 40. Ora, Parisi è del 1940. Ha 67 anni. Ci manca pure che non vuole farsi da parte. E poi, a quarant’anni non si è più giovani, in senso stretto. A quarant’anni si è maturi e si dovrebbe essere dentro la vita politica di un Paese con tutti e due i piedi da tempo. Staremo a vedere cosa farà Parisi alla fine del suo mandato a 71 anni suonati, se durerà il Governo. Quanto all’assenza di giovani nel Partito Unito Democratico, Luca Sofri, maldestramente, e di sicuro consigliato da qualche frangia politica, ha stilato un elenco di under 30 da inserire nella lista del partito democratico. Tecnici di cui non si conosce la provenienza, senza nessun rilevante titolo accademico, né autori di ricerche particolari a loro imputate. Eppure di validi scienziati e tecnici che stanno ancora in fascia 20 in Italia ce ne sono eccome. Allora ci si chiede: se addirittura le buone iniziative come quella di Luca Sofri, infine si concludono in una spaghettata all’italiana, cosa dobbiamo fare per mandare in politica donne e uomini valenti e retti?

IN EUROPA C’E’ FAME DI POLITICA
Detto questo, non c’è da stupirsi se poi, a seguito di un sondaggio condotto da Eurostat, emerge che la maggior parte dei i giovani di tutta Europa siano per lo più indifferenti ai temi della politica. Passione per la politica. Ci viene in mente Antonio Gramsci. Chi è costui? I giovani si sono incuriositi dalla sua storia solo con la ricorrenza della morte (70 anni fa) e le celebrazioni annesse. Spettacoli teatrali, conferenze all’università, seminari. La Passione c’è, deve esservi, se, ad esempio, continuano a crescere a dismisura i blog di politica su Internet. La politica attrae evidentemente le giovani generazioni, se per un concorso quale quello della Commissione europea, i numeri degli iscritti sta crescendo di mese in mese. Raddoppiando addirittura i concorrenti negli ultimi 5 anni. E stiamo parlando di un immenso circolo di giovani di tutta Europa che sono superspecializzati, politicamente appassionati, in cerca di lavoro e disposti a cambiare città per contribuire ad una realtà che si chiama Europa. La proposta che lanciamo è chiara: Adottate un giovane politico italiano, preparato, certificato, moderno e under 35. Proponiamo di coagulare sotto l’egida della modernità politica, sotto l’inarrestabile spinta dello sviluppo europeo, uniti nelle differenze, tutti i giovani europei che ancora credono nella forza della politica. Portate storie di discriminazione giovanile, i vostri contributi, le vostre idee e la vostra visione del mondo. E poi si passerà all’azione. Contro ogni discriminazione di genere e di categoria, proporremo al Parlamento europeo una petizione.

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario