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Urge un Polo Liberaldemocratico

Un nuovo bipolarismo

Verso la costituzione di un grande partito liberale di massa, progressivo e filo-occidentale

di Luca Bagatin - 25 febbraio 2009

Il bailamme maggioritario e confusionista degli ultimi quindici anni sembra abbia portato ad un ribaltamento delle posizioni politiche dei partiti italiani. In tutta questa confusione notiamo tuttavia una rivalutazione delle tematiche laiche e liberali che caratterizzarono il nostro Paese negli anni "70 e "80 (e che videro uniti socialisti, repubblicani, liberali e radicali): pensiamo al "caso Englaro"; ma anche alla discussione sulla libertà di ricerca scientifica senza condizionamenti dogmatici; sulle coppie di fatto e sui nuovi diritti di cittadinanza. Ora, con tutti ciò, la necessità di un Polo Liberaldemocratico a vocazione maggioritaria che porti avanti queste istanze e difenda le conquiste del passato, si impone.

Un Polo Liberaldemocratico che dovrà necessariamente scontrarsi con uno Conservatore. Oggi ci troviamo in totale assenza di un"opposizione credibile (visto e considerato anche la pessima gestione governativa dei precedenti governi ulivisti-unionisti-prodiani-cattocomunisti), in calo vertiginoso nei consensi e nei sondaggi e senza una cultura di riferimento saldamente laica e democratica (il PD è nei fatti una sintesi fra la cultura del vecchio PCI togliattian-berlingueriano e la DC demitiana).

Oggi ci troviamo un governo per certi versi liberale e per altri no. Da una parte abbiamo interessanti riforme liberalsocialiste del mercato del lavoro e sugli ammortizzatori sociali - per quanto limitate - nonché riforme della pubblica amministrazione; dall"altra abbiamo posizioni da Medioevo sui diritti individuali e la ricerca scientifica. Oltre che sciagurate posizioni concilianti con la pseudo-democrazia russa di Vladimir Putin. Il Presidente Berlusconi non fa certo una bella figura quando afferma che Eluana Englaro andava "salvata" in quanto poteva avere dei figli. E la medesima pessima figura - questa anche a livello internazionale - la fa ogni qual volta parla dell"amico Vladimir.

E" anche per questo che eminenti personalità del PdL come Paolo Guzzanti, Massimo Teodori, Guglielmo Castagnetti ed altri l"hanno abbandonato per approdare ad altri lidi liberaldemocratici. E non è un caso che Gianfranco Fini, già leader di AN, stia prendendo posizioni in linea con la liberaldemocrazia europea su coppie di fatto, sull"antifascismo (accompagnato giustamente dall"anticomunismo), sul testamento biologico e per una politica estera filo-occidentale ed a fianco di Israele (anche qui, invece, i cattocom sono divisi). "Il Giornale" di qualche giorno fa ha ironizzato su un Gianfranco Fini possibile leader del PD. Nulla di più sbagliato.

Il PD è un partito confusionista e scarsamente riformatore, come abbiamo scritto. Gianfranco Fini, diversamente, è un grande leader liberaldemocratico e la stessa AN sta mutando gran parte del suo dna al punto da annoverare Piero Gobetti fra i suoi ispiratori. Ovviamente, come ha spiegato anche il prof. Pier Franco Quaglieni del Centro Pannunzio, AN fa un"operazione errata e strumentale. Però a parer mio non è impensabile o strumentale il fatto che una parte dei suoi elettori-militanti sia autenticamente liberale, non di destra e nemmeno postfascista. Con ciò voglio semplicemente dire che per avere un rinnovato bipolarismo all"occidentale anche in Italia e che veda contrapporsi Liberali a Conservatori, è necessaria una scomposizione del PdL. Altro che partito unico!

Una volta fuori gioco il PD - e questo è il momento - ecco che potrebbero compattarsi i liberali, laici, repubblicani e persino i socialisti non attratti da un centrosinistra alla deriva. Ed ecco che di tale rassemblement potrebbe far parte a pieno titolo Gianfranco Fini (magari anche come leader, chissà) ed i liberali del suo partito che decideranno di seguirlo, Renato Brunetta, Jas Gawronski, ed ancora Capezzone, Della Vedova ed i liberali oggi nel PD come Valerio Zanone, la Sbarbati ecc...

E soprattutto, auspichiamo, moltissimi giovani da inserire da subito nella futura classe dirigente di questo possibile Polo Liberaldemocratico. Ecco che il sogno dei Mario Pannunzio e de "Gli amici del Mondo" si realizzerebbe: ovvero la costituzione di un grande partito liberale di massa, non di destra, progressivo, ma al contempo rigoroso e soprattutto filo-occidentale. Che si contrapponga ad un partito conservatore, che purtroppo nel nostro Paese finirebbe comunque per essere vaticano, medievale, a tratti cattocomunista, a tratti clericofascista. Beh, siamo comunque in Italia: il Paese della Controriforma....come ebbe a dire Ugo La Malfa.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario