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Public Policy

Alle urne di nuovo con il "Porcellum"?

Un miraggio che si allontana

L'illusione di una stabilità a portata di mano. Chi ci crede più ormai?

di Elio Di Caprio - 31 gennaio 2008

Forse la migliore prova che la Seconda Repubblica non è mai nata o è nata male, tra maggioritario e proporzionale più o meno corretto, sta proprio nel lessico della politica e nei rituali che si ripetono da 50 anni e più per trovare una soluzione alle crisi ricorrenti.

Con la differenza che questa volta, prima il Capo dello Stato Napolitano, e ora l"”esploratore” Marini hanno dovuto convocare 19 delegazioni e non 6 0 7 come avveniva nella “Prima Repubblica” per ricevere lumi sulla soluzione della crisi. Certo il quadro delle forze politiche, almeno di nome, è completamente cambiato, non abbiamo più un governo all"anno, sia pure con la stessa maggioranza. Si sentono comunque gli echi lontani di vecchie pastoie procedurali, le verifiche della maggioranza sono sempre all"ordine del giorno, ritornano i governi tecnici e di decantazione, ritorna lo scioglimento anticipato delle Camere. E" sempre la stabilità ad essere ancora e perennemente in gioco a differenza di quanto avviene nei Paesi europei a noi più vicini.

In queste condizioni è" un"illusione che la stabilità possa essere garantita da nuove elezioni subito. Un confronto elettorale a breve può solo suscitare effimere passioni di schieramento, può essere un"occasione per punire l"avversario delle delusioni subite o per esprimere i motivi dello scontento a destra come a sinistra, o per mandare a casa qualche ministro inviso con l"illusione del nuovo sia pure in un perimetro ancora una volta bloccato. Ma nulla di più.

Quella che possiamo definire ormai una vera e propria crisi di sistema con declino, a cui nessuno riesce a porre rimedio, si rivela non solo nell"incapacità decisionale ma negli sfrontati comportamenti quotidiani dei vari “leaders” dei tanti partiti e partitini che continueranno a costellare il nostro panorama politico anche dopo il prossimo turno elettorale.

La definizione di “porcata” a proposito dell"ultima legge elettorale con cui andremo allegramente al voto a meno di improbabili cambiamenti, non è stata data (con volgare legittimità) da un avversario politico critico e scontento, ma da chi l"ha proposta e deliberata. In quale mai altro Paese europeo sarebbe stato possibile fare un"affermazione del genere senza conseguenze? E" lo sberleffo principe che la casta può dare ad un elettorato ingenuo ed impotente, una vera e propria beffa della democrazia che diventa ancora più profonda quando si pensa che per svariati mesi, tra referendum e bozze di accordo mai portate a termine, si è fatto finta di porvi riparo nell"interesse generale.

Certo tutto passa e, in caso di elezioni, saranno altri i temi in grado di “distrarre” e di attirare o respingere i consensi. Ma poi non imputiamo alle intemperanze di un Beppe Grillo o a qualche intervento fuori misura della Magistratura la causa dello scollamento crescente tra opinione pubblica e Palazzo!

Tutto si frantuma, diceva già un secolo fa un osservatore lucido e radicale come Giuseppe Prezzolini a proposito dell"Italia dei notabili di allora, dal Parlamento il triste stato si ripercuote nel Paese, si assiste allo “spappolamento e al disgregamento morale di tutti i centri di unione, oggi uno è di destra e domani lo ritrovi a sinistra”. Quanti tratti sono rimasti dell"Italia di allora? Basta pensare al “caso Mastella” e all"immondizia di Napoli. Abbiamo avuto nel frattempo fascismo e comunismo, due guerre mondiali, l"Europa, una società compiutamente industrializzata, ora l"epoca della globalzzazione. Eppure il Palazzo è sempre lì immobile a riprodurre i medesimi difetti, a giocare un gioco tutto suo come se fosse un corpo estraneo che non ha alcun obbligo di coerenza e responsabilità, nemmeno quello di riformare una legge elettorale già definita sprezzantemente come una “porcata”.

A questo punto ci obbligheranno molto probabilmente a dividerci in due schieramenti bipolari in concorrenza tra loro, come prima, per andare presto ad elezioni. Ma chi ci crede più?

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario