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Verso il 2013

Un medioevo prossimo venturo

Dal clientelismo al leaderismo, i meccanisimi sottostanti alle elezioni sono rimasti immutati. Possiamo solo sperare che la prossima nomenclatura si ricordari che il contratto sociale non è solo filosofia

di Luigi Gianfranco Consiglio - 15 settembre 2012

“Alle prossime votazioni voterò per l’On.Tizio” – “Io preferisco votare per il sig.Caio”. Ciò è quello che si sente nei bar di periferia e nei salotti-bene.

Quali siano i motivi per cui si preferirà Tizio o Caio è semplice da appurare. Tizio ha promesso di adoperarsi per la carriera di un parente mentre Caio ha promesso di darsi da fare per “spingere” l’annosa pratica che giace impolverata in fondo ad un cassetto. Tutte attività umanamente comprensibili e forse non proprio delittuose però rientranti nella categoria delle promesse elettorali che sono state catalogate dal legislatore come dante causa del reato di “voto di scambio”.

Ma in mancanza di questi motivi, un interrogativo nascerebbe spontaneo: se, come nell’assegno o nella cambiale, non vi è scritto il tipo di rapporto che ha dato origine all’emissione del titolo di credito (che si suppone sia avvenuto col consenso delle parti), qual è o dovrebbe essere allora il rapporto sottostante tra l’elettore e i candidati Tizio, Caio,… Sempronio, Filano, Martino, Mevio, ecc.? domanda legittima dato che le prime gigantografie elettorali sono comparse sui muri delle città dove si verificherà una prossima tornata elettorale.

Forse la meritocrazia ? Le capacità dialettiche e sofistiche dei candidati ? La possibilità di sfuggire ad un mandato di cattura ? Se è vero come è vero che la miriade di “cespugli” esistenti in Parlamento (è errato chiamarli ancora “Partiti”) fanno riferimento ad personam, tant’è che il nome del referente è scritto a lettere cubitali sul simbolo, ciò significa che il metodo clientelare ha sostituito di fatto l’aggregazione ideologica; se non si voterà Tizio per spingere la data pratica, come anzi detto, si preferirà magari e forse Sempronio, a livello periferico, perché egli fa parte di una “cordata” che trova a Roma un capo-cordata che, a sua volta, fa parte della così detta “Casta” . E se questa è “democrazia” significa che dovremo cambiarne il significato sul dizionario.

Viene inoltre da pensare che la distinzione destra/sinistra sia surrettizia. Infatti venendo meno i due blocchi di pensiero filosofico hegeliano - il materialismo e l’idealismo – e le loro filiazioni (fascismo, socialdemocrazia, ecc), vengono a mancare di fatto i presupposti di una dialettica politica centrata sulla diversità di attuazione della politica economica che è correlata alla dottrina politica.

Insomma per risolvere i problemi nazionali, oggi non ci si riferisce più al dirigismo o al capitalismo, argomenti che si studiano tutt’ora nei libri d’università, ma al fascino che esercita un leader, il suo sorriso, i sofismi su cui si basano le sue chiacchiere. La “cordata” inoltre non poggia più su basi ideali ma spesso su “affari” in comune. All’interno del sistema non c’è spazio per opposizione. Né ci sarà, dato il previsto “premio di maggioranza” che non essendo più considerato una “truffa” garantirà alla coalizione di maggioranza - coalizione basata su patti riservati - di governare stabilmente (sic!).

Intanto lo “Stato” si sta dissolvendo a poco a poco: Per far cassa sembra che si svenderanno gli ultimi beni patrimoniali. Solo poche persone potranno acquistarli divenendo di fatto i nuovi Principi di questo “medioevo prossimo venturo”. Quello attuale è un momento storicamente critico dove si nota che nonostante tutto, la barca “Italia” riesce a navigare in presenza di una “Casta”, che non intende abdicare. Per sopravvivere come abbiamo testé visto, si avvale, in assenza di collanti idealistici o ideologici che possano fungere da trainanti d’opinione, dell’opera delle lobbies, delle associazioni “amici&guardati”, di quelle su base confessionale ecc. Insomma un’attività che è protesa a perpetuare i privilegi, nel solco del clientelismo come modus operandi, perché il nome, facendo aggio sull’idea, produce solo clientela(non è infatti pensabile che la popolazione possa scegliere in base a parametri meritocratici). E’ riprova di ciò la manifesta volontà di non cambiare la legge elettorale nel timore di non essere rieletti. Ben diversa da quella “Costituente” che a suo tempo si sbracciò e lavorò sulla Costituzione. Ciò non di meno tutti dobbiamo avere fiducia nel Contratto Sociale di Roussoniana memoria sperando che esso illumini la futura Nomenclatura, nell’interesse lungimirante e superiore della Patria che è formata da tutti noi e non solo dalla casta. Arriveranno tempi migliori ?

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario