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Non serve cambiare solo la legge elettorale

Un’Italia con le istituzioni bloccate

La vicenda della riforma della scuola esempio di inadeguatezza degli apparati democratici

di Davide Giacalone - 16 settembre 2005

Non serve a niente cambiare la legge elettorale, non si ottiene nessun risultato, né andando in senso più maggioritario né tornando al proporzionale, se non si ha in mente un modello istituzionale, un mosaico coerente in cui ciascuna tessera serva a far funzionare i poteri legislativo ed esecutivo. La coerenza interna al sistema è la cosa più importante, talché l’accapigliarsi fra maggioritari e proporzionalisti, amanti della rappresentatività o della stabilità, è solo il ruzzare scomposto di monelli senza vocazione allo studio. Qualora ve ne fosse bisogno, l’ulteriore conferma è arrivata in materia di riforma scolastica.

La riforma che porta il nome del ministro Letizia Moratti può piacere o meno, ma è una legge dello Stato. Per giungere alla sua approvazione si è svolto un lungo, articolato e travagliato dibattito parlamentare, ci sono stati proteste e scioperi, ed alla fine si è giunti al modello cui il Parlamento ha dato il via libera. Nel frattempo i contenuti della riforma sono stati propagandati da tutti come cosa già fatta, come il futuro imminente della scuola, i ragazzi che s’apprestavano a terminare la scuola media inferiore già cominciavano a scegliere fra gli otto licei possibili, a loro volta suddivisi in indirizzi particolari. Insomma, era giunto il momento di vedere come la riforma avrebbe funzionato. Ed invece no.

No, perché nel corso della conferenza Stato-Regioni più di una Regione ha sostenuto di non condividere la riforma e, quindi, di non volere collaborare alla sua sperimentazione. E che c’entrano le Regioni, penso io, mica siamo in uno Stato federale (e speriamo anche di non diventarlo). E se anche fossimo in uno Stato federale, come la Svizzera o la Germania, comunque, una volta che la riforma è stata approvata a livello federale, la partita è chiusa, fino alla riforma prossima ventura. No, noi non siamo uno Stato federale, ma il combinato delle competenze sparse a caso, ed il frutto delle responsabilità che nessuno porta, partorisce il mostro istituzionale di una riforma della scuola statale bloccata dalle Regioni.

C’è di più. La sperimentazione, a questo punto, se va bene, slitta al 2007, ma l’anno prossimo si vota. Succede, allora, che se le prossime elezioni saranno vinte dal centro destra, se la linea della Moratti non verrà abbandonata, se le riforme costituzionali non fortificheranno il frullato delle competenze (quanti se), allora per fare una riforma ci saranno volute due legislature. Una velocità da diligenza in un mondo che viaggia a mach 3. Ma se vincerà il centro sinistra, allora la riforma verrà riformata, nessuno si sognerà d’applicarla, e tutto ricomincerà da capo.

E’ il meccanismo istituzionale che s’è incriccato, è la ripartizione delle competenze e l’attribuzione delle responsabilità che non funziona, e se ne esce pensando un modello istituzionale internamente coerente, non discettando di sistemi elettorali con la stessa convinta applicazione necessaria per giocare a morra.

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