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Il dibattito nelle università

Un insieme di episodi allarmanti testimonia il ritorno dell'intolleranza

di Giuliano Gennaio e Alessandro Marchetti - 16 marzo 2005

Il mondo universitario italiano vive un temibile deja-vu. Il clima di odio, la strumentalizzazione continua e il massimalismo, che ha dominato gli anni Settanta, sembrano essere davvero tornati di moda.

Gli ultimi episodi all'Università Roma Tre confermano il trend. Secondo la stampa, infatti, i vertici dell'università romana avrebbero avallato la richiesta, presentata dalla Sinistra Indipendente, di bloccare la vendita di Coca-Cola in tutti gli ambienti universitari, in segno di protesta contro la multinazionale americana. A dire il vero la realtà è meno compromettente: il Senato accademico del giovane ateneo romano avrebbe semplicemente "preso atto", la scorsa settimana, della mozione, senza esprimere alcun voto.

La vicenda si è poi protratta negli ultimi giorni con il via libera del Senato accademico ad una mozione che accoglie la richiesta di alcuni studenti ad ammettere prodotti del commercio equo e solidale nell'Università. Quindi la Coca-Cola resta, ma accanto agli snack e ai prodotti di produzione alternativa.

Tuttavia la vicenda è un segno tangibile della politicizzazione in senso estremista di una larga parte degli studenti; l'iniziativa lancia, insomma, un segnale preciso: dare forza ad una battaglia, propria dei movimenti no-global e della sinistra radicale, coinvolgendo in modo particolare le liste studentesche e il mondo dell'associazionismo.

Tornando alla cronaca, la proposta dovrà ancora passare al vaglio formale del Consiglio d'amministrazione. Nel frattempo le liste universitarie contrarie all'iniziativa (la maggioranza), si mobilitano per manifestare il dissenso contro una proposta che, per come è stata presentata, minaccia in modo elementare le libertà di tutti gli studenti.

Tuttavia chiunque abbia dei dubbi sull'attendibilità di una diagnosi che indica nel massimalismo il protagonista della vita universitaria, troverà nella cronaca degli ultimi mesi non poche smentite. Scontri accesi tra la polizia e alcuni manifestanti dei centri sociali hanno accolto il ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno nel dicembre 2004: il ministro di An aveva raggiunto la facoltà di Scienze politiche di Roma Tre per parlare agli studenti di Ogm e si è trovato di fronte il clima tipico della sua giovinezza.

Proprio il suo passato è stato il bersaglio preferito della protesta; troppo scomodo è sembrato agli studenti della sinistra radicale il curriculum del ministro, ospite del movimento giovanile Azione universitaria: il tutto ci porta a pensare che l'indottrinamento di certi movimenti studenteschi sia il vero responsabile del ritorno alla violenza, spesso accompagnato dall'arma della retorica; quel clima e quel retaggio culturale il più delle volte tramandato dalle stesse vecchie generazioni, dirette protagoniste degli anni di piombo.

Stesso discorso si può fare per l'incontro tra gli studenti dell'università di Firenze e l'ambasciatore israeliano Ehud Gol, a cui non è stato permesso interloquire con altri relatori sulla questione israelo-palestinese per motivazioni vetero-ideologiche. Cosi come a Fini non è stato possibile entrare nell'Aula Magna dell'università La Sapienza e Carlo Jean, attuale presidente della Sogin e generale della repubblica italiana, ha dovuto fare da relatore in una sala al buio in quanto alcuni studenti hanno staccato la luce dal gruppo elettrogeno. Insomma, il malessere è tangibile. L'università italiana vive un momento di crisi acuta: un disfacimento che la rende non solo incapace di preparare i giovani al futuro, ma che non aiuta le nuove generazioni a liberarsi dei fantasmi ereditati dai loro predecessori; un eccesso di strumentalizzazione politica che ha permesso il verificarsi di episodi come quelli citati.

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