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Public Policy

A Treia il seminario di Symbola “L’Italia che fa l’Italia”

Un futuro da progettare

Una boccata di aria fresca in un Paese in cui prevalgono il lamento e una visione cupa del domani.

di Umberto Malusà - 10 luglio 2013

Sarebbe riduttivo interpretare l’esperienza vissuta nel corso dei lavori dell’annuale seminario estivo di Symbola, che anche quest’anno ha avuto luogo nella splendida località di Treia, ai più sconosciuta, nei pressi di Macerata, come una salutare “boccata di aria fresca”. Anche se cosi è stato: in un clima complessivo in cui prevale nel Paese il lamento e il mugugno ed una visione cupa del futuro, ascoltare storie di imprenditori e di idee italiane che hanno successo nel mondo è senza dubbio confortante.

Non sufficiente certo per poter giustificare l’idea di un’inversione di tendenza, ma un utile stimolo, culturale e psicologico, per affrontare con idee e maggior consapevolezza delle nostre potenzialità l’analisi dell’esistente. Ma nel convegno di Symbola è emerso anche qualcosa di più: idee e progetti in evoluzione per disegnare dei percorsi di sviluppo diversi e richiami forti all’intelligenza del Paese, per guadare al domani con occhi diversi e che non hanno ottenuto ancora quella sufficiente attenzione da parte del sistema mediatico, rimasto molto più affascinato dalla notizia ad effetto dei quasi mille prodotti in italiani in cui siamo ancora leader nell’esportazione nel mondo.

Symbola è infatti propugnatrice, dalla sua nascita, non solo della valorizzazione consapevole della potenzialità made in Italy ma anche di una strada di sviluppo legata ai concetti della “green economy , della soft economy”. Nelle analisi e nei racconti, come era logico che fosse, l’impronta ambientalista si è fatta sentire con forza. Quando l’ambientalismo interpreta l’evoluzione e parla il linguaggio dello sviluppo diventa una leva stimolante anche per la crescita economica. Ma quanto è distante questo dall’ambientalismo con cui siamo abituati a confrontarci nel quotidiano, quando esso si traduce in una burocrazia acefala che si nasconde dietro una ragnatela di leggi nazionali ed europee e che alla fine poco è utile per la tutela, ma assolutamente efficace a bloccare ogni progetto, di qualsiasi natura, ideata solo per autogiustificarsi e proteggere sé stessa.

Un sistema burocratico così ridotto a causa della mancanza di una guida politica, incapace strutturalmente, e incalzata da un sistema di controllo giudiziario nei suoi diversi livelli che sanziona e punisce, obbligato ad intervenire con indagini e procedura penale , su ogni segnalazione di illecito. Così, spesso si bloccano progetti ed attività non per la difesa del bene comune , ma per la ripicca di singoli. In altre parole si è perso il buonsenso.

A Treia abbiamo ascoltato storie concrete di successi nati all’interno di un mondo della green, soft green, e cultural economy che ci hanno entusiasmato e confortato , anche se la dimensione dei fenomeni in termini quantitativi deve parimenti confrontarsi con i numeri del sistema economico nel suo complesso. E bene ha fatto Ermete Realacci nel suo intervento conclusivo, a ricordare a tutti, in ogni caso, la serietà della situazione italiana e i suoi gravi e pesanti problemi che certamente non può essere risolta solo attraverso la via di un’economia alternativa. Ma lo stimolo culturale , psicologico e industriale è stato un toccasana per tutti noi, costretti quotidianamente a confrontarci con una visione cupa dell’esistente senza nessuna suggestione sul futuro.

Fra gli interventi più acuti di imprenditori e di uomini di cultura è rimbalzata la richiesta,quasi drammatica, di un percorso progettuale che dia un senso ed una giustificazione ai sacrifici che stiamo facendo e che dovremmo fare in futuro, ma che soprattutto ci conferisca la possibilità di ricominciare a confrontarci dialetticamente su strade e idee in un contesto di coinvolgimento, di motivazione e di entusiasmo. Questo per me è stato il segnale più importante emerso dal convegno. Erano presenti numerosi esponenti politici, alcuni con cariche istituzionali importanti, obiettivamente non sembra lo abbiano colto. Vero è che, perdurando l’antica abitudine di non ascoltare , venire, fare il proprio intervento e scappare, tipica dei politici di tutte le Repubbliche, probabilmente non hanno avuto occasione di udire questo tipo di richiesta, forse qualcuno avrebbe potuto riferir loro l’importanza degli argomenti all’ordine del giorno.

E così, ancora una ancora una volta è emersa l’incapacità del sistema politico attuale, ancorchè integrato nelle convergenze delle “larghe intese”, di percepire, leggere ed interpretare le esigenze e quindi di saper elaborare uno o più progetti che ci facciano entusiasmare, sperare, che ci diano la voglia di lottare. Una simile opportunità potrebbe essere un ‘occasione per rilanciare una dialettica politica di cui il nostro paese ha perso memoria, fatta non di contrapposizioni personali, di odi di parte e di attacchi strumentali, ma di confronto - anche forte- su idee , prospettive diverse come è giusto che sia in un sistema culturale così strutturato come il nostro e che rilanci uno scenario in cui la politica venga interpretata come dialettica di idee e valori e non come lotta di potere.

Forte entusiasmo ha suscitato l’intervento di Matteo Renzi, grande uomo da palcoscenico, efficace ed incisivo, ma che non ha colto, pure lui, questi segnali. Forse , per dare corpo al suo successo, dovrà con i suoi sostenitori, presentare idee di società e di futuro per i prossimi decenni , e non solo contrastare e contestare quello che non funziona nel sistema, dovrà, fare di conseguenza delle scelte. Così facendo, trasferendo concretezza al suo pensiero innovativo, si cucirebbe addosso l’abito del perfetto leader e non cavalcare l’emotività della crisi della politica.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario