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Bocciatura irlandese: il day after

Un’Europa a due velocità?

L’UE dovrà trovare il giusto modo per proseguire la propria strada di riforme

di Silvio Nocera - 17 giugno 2008

Dopo il risultato negativo relativo alla ratifica del trattato di Lisbona i dubbi e le incertezze dell"UE sono tanti. Fini ha parlato di grave crisi istituzionale. Pottering, Presidente del Parlamento Europeo ha invitato alla riflessione e altrettanto hanno dichiarato i Ministri dei 27 Paesi membri. Nelle loro prime reazioni, la maggior parte dei responsabili europei ha esortato a proseguire il processo di ratifica negli otto Stati che non hanno ancora ratificato il nuovo trattato. Il primo ministro britannico, Brown, aveva già annunciato, poco prima del voto irlandese, che il Regno Unito avrebbe portato avanti il processo di ratifica parlamentare del trattato, indipendentemente dallo scrutinio irlandese. Venerdì scorso anche il primo ministro olandese, Balkenende, aveva garantito che il suo paese avrebbe portato avanti il processo di ratifica parlamentare.

E" vero che l"Unione affronta un periodo piuttosto avverso, dopo gli affannosi tentativi del governo tedesco di rilanciare i negoziati per il trattato di Lisbona,ma queste "riflessioni" dovranno essere funzionali a proseguire sulla strada dell"integrazione: un processo che non puo" e che non deve essere bloccato, a patto che ci sia la volontà(innanzitutto) politica di creare qualcosa di più grande. A queste condizioni, senza la ratifica irlandese, il trattato di Lisbona non potrà entrare in vigore, anche se Barroso, presidente della Commissione Europea, ha immediatamente dichiarato che "il trattato non e" morto". In fin dei conti per l’Irlanda ci sarebbe la possibilità di un ulteriore referendum, ma il primo ministro ha scartato questa ipotesi. Anche perché un secondo referendum potrebbe provocare altri danni. Difatti gli altri Stati membri hanno accuratamente evitato la via referendaria dopo il tonfo registrato dal progetto di Costituzione Europea a seguito dei voti negativi di Olanda e Francia, preferendo affidarsi piuttosto alla ratifica parlamentare.

Ma, a quanto pare, gli sforzi sono stati vani. Così ritorna la proposta di un"Europa a due velocità se non addirittura, come ventilato da un gruppo di giuristi, la creazione di una nuova Comunità costituita da tutti quei Paesi che hanno intenzione di approfondire dialogo e riforme e che dovrebbero uscire tutti compatti dall"attuale Unione per convergere insieme in questa nuova Comunità. Questo creerebbe non poche difficoltà in termini di tempo e di conquiste già acquisite, oltre a un generale stravolgimento degli assetti politico-economici del vecchio continente con risultati che restano in gran parte indefinibili e imprevedibili. Sicuramente c"e" bisogno di scelte e tempi rapidi.

Chi dice che sorge la necessità di un grande sforzo comunicativo per far comprendere ai cittadini la funzione strategica e irrinunciabile che riveste oggi l"Unione Europea ha ragione: l"UE e" "comunicata" male e avvertita come molto distante. Ma, al tempo stesso, non ci si può dimenticare che l"Unione è il risultato delle scelte dei Ministri dei nostri Governi e che, quindi, Bruxelles non è in grado di prendere decisioni per se da se. L"Europa, è bene ricordarlo, siamo tutti noi.

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