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I fischi alla Moratti e le bandiere bruciata

Un errore? No, un vero orrore

Nel 2006 la Liberazione non è ancora sentita come una conquista di tutti.E Milano conferma

di Davide Giacalone - 27 aprile 2006

E’ stato un “errore”? Roba da matti, un errore. Invece, a Milano, sono andati in scena due orrori, terribili.
Cominciamo con il dire che il signor Paolo Brichetto non è “l’anziano padre in carrozzella” di Letizia, ma un eroe della Resistenza, deportato a Dachau. E non dimentichiamo di aggiungere che fu partigiano nelle “Brigate Franchi”. E’ probabile che molti dei manifestanti neanche sappiano di che si tratta, invece è lì che si annida il germe immondo. Guardiamolo in faccia.
C’è tutto un mondo dell’antifascismo militante, partigiano, combattente, che fu anticomunista. Gli uomini come Ernesto Rossi, le formazioni di Giustizia e Libertà, la Franchi. Non solo nei loro confronti si è condotta una lunga opera di cancellazione e rimozione, ma contro alcuni si è addirittura mossa l’accusa di golpismo fascista, che è non solo assurdo, ma infame. Chi era il comandante della Franchi? Era Edgardo Sogno.
Ho letto che anche Luciano Violante, a proposito dei fischi alla signora Brichetto Moratti, ha parlato d’errore. Ma il più grosso lo commise lui, Violante, sbattendo in galera Sogno e marchiandolo come eversore e nemico della democrazia. Quello stesso Sogno che per la libertà aveva combattuto. Chi gridava ed insultava, in piazza, sarà stato pure uno scalmanato e si sarà pure trovato in “errore”, ma i babbi e gli zii sono gli stessi che, non a caso, non bollano d’infamia quel comportamento, ma lo valutano un “errore”, una mancanza di senso dell’opportunità.
Ed è un “errore” bruciare la bandiera d’Israele? Dal punto di vista tecnico lo è, dato che quello è un comportamento da nazifascisti, non del tutto appropriato ad una manifestazione che ne vorrebbe festeggiare la sconfitta. Ma dal punto di vista politico è un comportamento d’impareggiabile riprovevolezza, visto che viviamo nel mondo in cui ancora qualcuno vuole cancellare Israele dalla carta geografica. Alcuni commentatori hanno chiesto ai leaders della sinistra parole di più dura ed inequivoca condanna. Sarebbero appropriate, ma, come si vede, il problema è più profondo e non si limita all’azione di qualche imbecille (che si sarebbe dovuto isolare e denunciare). Noi, nel 2006, dobbiamo ancora creare le condizioni perché la Liberazione del 1945 sia considerata una conquista di tutti, con un rinnovato sentimento di gratitudine alle truppe anglo americane che ripulirono lo stivale e l’Europa.
E quanti invitano a suturare le ferite civili dell’ultima campagna elettorale riflettano su quel che è andato in scena a Milano e provino a capire quanto sia necessario ripartire dal racconto non bugiardo della nostra stessa storia. Lontana e recente. C’è un gran lavoro da fare, nel mondo della cultura, in quello politico, in quello civile, perché gli orrori di Milano non si ripetano. www.davidegiacalone.it Pubblicato da Libero del 27 aprile 2006

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