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Public Policy

Da cittadini a sudditi dei mercati finanziari

Un dramma o una farsa?

La gara a somma zero degli italiani a chi si indigna di piu'

di Elio Di Caprio - 20 ottobre 2011

Indignati contro chi? I giovani hanno ragione in Italia e nel mondo, ce lo dicono persino coloro che da anni non sono riusciti a mettere in piedi alcuna regola per limitare i danni di un capitalismo finanziario che ha sconvolto e ancora sconvolge l’economia reale di tanti Paesi. Chi potrebbe mai accettare come cosa normale una generazione senza futuro e senza lavoro? Sembra che tutti siamo sulla stessa barca e ci manca poco che da “occupy Wall street” si passi ad “occupy BCE”, pur essendo chiaro ai più che la crisi è nata negli USA anche se restano ombre e dubbi sul come e perché essa sia scoppiata “improvvisamente” in tutto il mondo.

Ma qualche differenza esiste sugli effetti della crisi e sarà sempre più legata alla dimensione nazionale dei singoli Paesi al di là di ogni illusione ottica che nel mondo globalizzato la soluzione di ogni problema sia globale. Si può essere indignati all’interno con i propri governanti – e gli italiani lo sono- o con la propria classe politica che si chiude nella propria logica di appartenenza e sembra non badare a ciò che succede attorno e si può essere indignati all’esterno contro gli indecifrabili mostri finanziari nemici di tutti e di nessuno. Dove trovare il nemico vero? Certamente sarebbe ad esempio piuttosto azzardato imputare gli esiti della lunga stagione degli inganni berlusconiani o il nostro debito pubblico incontrollato risalente a trenta anni fa ai guasti del capitalismo finanziario internazionale. Lo sanno i giovani e i meno giovani che hanno riempito le piazze di Roma nei giorni scorsi e non hanno avuto la forza di contenere in massa la violenza di una minoranza neanche troppo piccola che in qualche modo ha espresso e mascherato l’impotenza esasperata di tutti gli altri manifestanti.

Sembra che sia in corso una guerra di tutti contro tutti senza che si riesca a trovare un responsabile a cui far risalire la causa degli squilibri sempre più evidenti derivanti da una crisi mondiale che può diventare più grave di quella del ’29. Indignados di tutto il mondo unitevi e contro chi? Gli indignados italiani o all’italiana sono apparsi in ritardo sulla scena solo perché il tandem Berlusconi-Tremonti è riuscito per tre anni a nascondere la gravità della situazione, ma non vorremmo che le nuove ondate contestative europee e mondiali assumessero da noi un aspetto tutto proprio, come già successo nella lunga stagione post sessantotto, quando le ventate di rinnovamento scaddero nell’opportunismo delle forze politiche che finsero di assecondarne i motivi ispiratori per ripiegare sul loro contenimento o per strumentalizzarne i fini. Succederà la medesima cosa ora e non ci resta che aspettare per vedere come sarà strumentalizzata questa stagione di incombente estremismo? Nel ’68 furono inventati gli “opposti estremismi” pur di consentire in nome del moderatismo e della pacificazione la sopravvivenza di una classe politica già discreditata. Ora il nemico sono i fantomatici black bloc, i cavalieri (si fa per dire) dell’Apocalisse piovuti da non si sa dove per ricordarci che solo con la violenza si può venire a capo di una situazione insostenibile. Corsi e ricorsi storici visto che anche ora viviamo in un’epoca di disperante discredito dell’intera classe politica di maggioranza e opposizione.

Tutto torna se si ricorda che l’attuale società italiana è lo specchio e il risultato dei tanti errori commmessi proprio a partire dal ‘68. Il modello americano consumista allora contestato ha finito per prevalere nelle sue espressioni più totalizzanti da noi più che altrove e pur di mantenere la coesione sociale l’Italia degli anni ’80 ha preferito indebitarsi a dismisura caricando così le successive generazioni di un peso difficilmente estinguibile. Nel frattempo le marionette del potere hanno fatto finta di rinnovarsi e di alternarsi e non hanno trovato di meglio che accrescere i costi della politica sostituendo la propaganda alle vecchie ideologie di riferimento con promesse impossibili da mantenere.

Solo ora in mancanza di risorse e con i mercati in agguato viene evocata una sorta di lotta di classe interna e civile, l’unico modo per non fare debiti e togliere a chi ha di più per dare a chi ha di meno, come se fosse questa la soluzione dei nostri mali che farebbe sparire d’incanto le conseguenze di una crisi finanziaria mondiale che non guarda in faccia a nessuno e si autoalimenta di continuo secondo una logica completamente estranea alle esigenze di equilibrio e coesione degli Stati nazionali.

E’ facile chiamare a raccolta i giovani per unificarne apparentemente le proteste ma poi sarà ben più difficile passare a proposte globali valide per tutti quando manca quel sostrato ideologico di rivendicazioni che rese possibile altre rivoluzioni generazionali del passato. Per quanto riguarda l’Italia dopo tanti anni di propaganda ingannevole viene riconosciuto dallo stesso Presidente del Consiglio che non ci sono più soldi in cassa per fare alcunché, niente soldi reali e invece tanti soldi di carta sparsi per il mondo se è vero, come ci dicono dal 2008, che i titoli della finanza creativa e dei derivati in circolazione ammontano ad un importo di cinque o sei volte superiore al PIL dell’economia reale globale. E’ questa la drammatica forbice in cui siamo caduti più degli altri Paesi maggiormente industrializzati. Chi frenerà mai le conseguenze del “mostro” speculativo? Gli ex no global o gli attuali indignados ? Oppure per quanto riguarda l’ Italia lo screditato tandem Tremonti- Berlusconi?

Intanto non resta che la gara impotente ad indignarsi in tutte le direzioni, anche quelle che fino a ieri sembravano inattaccabili e irraggiungibili.

Ci si può pure indignare contro la BCE che ci commissaria assieme a Grecia e Spagna, ma non potrebbe a maggior ragione indignarsi contro di noi la Germania , l’ultimo bastione rimasto della forza finanziaria della BCE da cui dipende l’entità degli aiuti ad un’Italia indebitata entrata avventurosamente nell’euro o alla Grecia che ha truccato i conti per entrare nella moneta unica? Tanto varrebbe allora indignarsi con tutti coloro che hanno dato il via alla costruzione dell’euro ben consapevoli delle difficoltà finanziarie dei Paesi che vi hanno aderito oppure contestare le stesse istituzioni finanziarie europee non perché mandano lettere-ultimatum all’Italia ma perchè non sono state capaci di impedire il contagio partito (come sempre) da Wall Street.

Di una cosa siamo comunque certi nella gara a somma zero tra gli indignados che contestano ( a ragione) il sistema finanziario internazionale che non riesce a trovare vie d’uscita dalla crisi: al di là di quello che potrà fare la BCE per aiutarci o non aiutarci le nostre debolezze strutturali sono sotto gli occhi del mondo mentre non siamo neppure capaci di arrivare ad un ricambio delle eterne marionette che ci governano. Indignati contro Wall street e contro la BCE? Sì, ma prima dovremmo essere indignati contro noi stessi.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario