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All’ombra di un governo ombra

Un disfacimento sinistro

Un'opposizione senza programmi resta ostaggio delle forze populiste e protestatarie

di Davide Giacalone - 15 settembre 2008

Quel che accade a sinistra riguarda e dovrebbe preoccupare tutti. Per sapere quanto Prodi fosse contrario all’investitura falso-plebiscitaria di Veltroni non c’è bisogno di dedicarsi allo spionaggio, essendo sufficiente leggere le cose dette e da noi scritte. Era talmente contrario alle primarie che minacciò di candidarsi egli stesso, nella convinzione che, dopo il primo tradimento subito, la rinnovata presunzione d’avere vinto le elezioni gli avesse consegnato una specie di potere assoluto sulla coalizione.

In realtà, la non maggioranza si reggeva talmente con lo sputo che non poté resistere alle richieste del partito più consistente. I Ds, del resto, puntarono su Veltroni non per convinzione, ma per esclusione, dato che il segretario, Fassino, e l’uomo forte, D’Alema, erano azzoppati da tante polemiche e rivalità, oltre che dalle indagini sulle scalate bancarie. Da queste ultime, va detto, sono stati sollevati a furor d’applausi parlamentari, lasciando però l’impressione più triste: essere stati fregati da Consorte, che non diede loro una banca, ma si tenne i quattrini.

Quel che Veltroni si ritrovò in mano, dunque, non era certo utile per vincere le elezioni, tanto più che gli toccava difendere un governo, Prodi, che non piaceva a nessuno di loro, e meno ancora agli elettori. Così sembrò scegliere la strada del rinnovamento politico, mettendo in conto la sconfitta elettorale: basta con l’antiberlusconismo e si costruisca una sinistra occidentale e di governo.

Omettendo tutte le considerazioni su coerenza e credibilità, ci parve un buon disegno. Solo che la sconfitta elettorale è stata meno tragica di quel che si dice, mentre l’iniziativa politica quasi inesistente. Nel giro di qualche settimana, difatti, lo scontro con il governo è stato portato sul terreno meno calcabile, quello della giustizia, mentre sul lato propositivo il governo ombra non è neanche l’ombra d’un partito.

Ne deriva un guasto terribile, perché in assenza di programmi e proposte la sinistra resta ostaggio delle forze populiste e protestatarie, capaci di dare al suo corpo la forza dei sussulti epilettici, ma non quella della politica. Ed in assenza di opposizione seria il confronto rischia d’essere fra piazzate. E’ grave, perché il mondo è cambiato e se scivoliamo nessuno ci tende la mano.

Pubblicato su Libero di lunedì 15 settembre

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