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Il nuovo libro di Giampiero Mughini

“Un disastro chiamato Seconda Repubblica”

L’autore racconta a Terza Repubblica dodici anni di vita politica

di Antonio Picasso e Alessandro Marchetti - 20 maggio 2005

Giampiero Mughini, il suo ultimo saggio ha un titolo piuttosto forte: ma questa Seconda Repubblica è davvero un disastro?

"Aldilà degli eufemismi, credo sia quanto mai evidente che la fase politica che il Paese sta vivendo, lasci a desiderare. Se pensiamo che si è chiusa dodici anni fa una stagione irripetibile che, pur con tutti i suoi difetti, aveva traghettato l’Italia dalla miseria alla conquista dei primi posti dell’economia mondiale, ora ci ritroviamo una classe politica inconsistente, incapace di farsi carico dell’emergenze del Paese. Dall’euforia degli anni ottanta alla vergognosa stagione di Mani Pulite, oggi come oggi la classe dirigente si ritrova ad “improvvisare” politica, piuttosto che altro"

Quindi mi pare di capire che, attualmente, ci sia poco da stare ottimisti: come lei sa si parla già di una possibile Terza Repubblica, che sia capace di legittimare, anche dal punto di vista istituzionale, un ricambio della classe dirigente. Lei cosa ne pensa?

"Bè, anzitutto quella attuale, non si può definire “illegittima”: a proposito di ricambio, voglio ricordare che nel giro di pochi anni, a margine proprio di quella tragica messa in stato d’accusa della politica, molti dei protagonisti della Prima Repubblica furono completamente spodestati; gli stessi Craxi e Andreotti scomparvero di scena. Attualmente le prospettive per un superamento di questo sistema, e quindi di questo bipolarismo, sono davvero tutte da valutare; anche a causa, diciamolo pure, dell'inconsistenza del progetto politico dei due schieramenti"

A proposito di schieramenti, dato che il voto politico è alle porte non può sottrarsi dall’azzardare un pronostico per il 2006..

"Francamente sono a disagio, dato che la semplice constatazione empirica dei fatti, ovvero della degenerazione di questa classe politica, non aiuta ad immaginare verdetti. Chiunque può prenderne atto: il centrodestra è sconquassato da dissidi e faide interne, nello stesso tempo non favorisce neppure un centrosinistra che mette dentro Bertinotti e Mastella, ed è guidata proprio da uno dei sopravvissuti al ciclone Tangentopoli.

Questo mi fa pensare che l’espressione "Prodinotti", sia quanto mai azzeccata per definire gli equilibri della coalizione: se poi si fatica anche a trovare accordi sulle strategie comuni, figuriamoci se la politica riesce a risollevare il Paese dal baratro avvilente di una crisi economica"

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chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario