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L’attacco a Berlusconi apre nuovi scenari

Un colpo agli estremismi

E se non tutto il male venisse per nuocere?

di Marco Scotti - 18 dicembre 2009

Partiamo dalla fine. Silvio Berlusconi ha lasciato l’ospedale ieri mattina, con una vistosa fasciatura a coprire le ferite provocategli dal vile attacco di cui è stato vittima domenica scorsa in piazza del Duomo. Allontanandosi in direzione della sua casa ad Arcore, è giunto un invito che ci è, finalmente, piaciuto. Si è fatto appello all’unità delle forze partitiche, perché si possa trovare una strada comune per portare avanti quelle riforme che sono ormai un’autentica necessità per l’Italia. E da qui vogliamo ripartire, perché il nostro Paese rischia seriamente di vivere un 2010 da incubo, mentre le altre potenze mondiali stanno lentamente e faticosamente iniziando una risalita che le traghetterà fuori dalla recessione a piccoli ma decisi passi. Ma andiamo con ordine. Domenica, dopo il comizio che era già stato ribattezzato “Il predellino II” Silvio Berlusconi è stato colpito al volto da una miniatura in marmo del Duomo di Milano, riportando ferite e fratture. Il clima di tensione, che nei giorni precedenti era diventato palpabile e gravoso, è senz’altro responsabile di quanto accaduto, anche se il paragone con gli anni ’70 appare decisamente eccessivo. Ma è innegabile che l’innalzarsi dei toni sia una responsabilità che va ripartita equamente tra maggioranza e opposizione. L’aggressione, però, e si prenda questa affermazione con le dovute cautele, potrebbe avere due effetti positivi: uno direttamente per il premier, l’altro per l’intera collettività. Che la figura di Berlusconi fosse compromessa dagli scandali che lo hanno travolto nel 2009 – le frequentazioni con “minorenni”, il divorzio dalla Lario, la sentenza sul Lodo Mondadori, le accuse di Spatuzza – è lapalissiano; e che il suo gradimento, almeno nel mondo politico, stesse velocemente scemando, è altrettanto assodato. L’attacco di cui è stato vittima lo ha però elevato a un rango superiore, quello di uomo, prima che di politico, indifeso, ferito e spaventato. Una nuova immagine che ha fatto scrivere a Sabina Guzzanti (non propriamente un ultrà del premier) che in quel momento aveva provato pietà per un uomo anziano, con il volto ferito da un’aggressione in piena regola. Insomma, da diavolo a (quasi) santo nello spazio di pochi minuti. Le cronache dei giorni seguenti hanno parlato di un premier finalmente umano, che si è lasciato andare a momenti di commozione con Gianfranco Fini, fino a poco prima additato come “traditore”; di un Bersani che si è recato a trovare il presidente rimanendo a lungo a colloquio. Una nuova stagione della politica? Si vedrà. Intanto però, e questo è il “beneficio” che l’attacco a Berlusconi ha portato alla collettività, si è tornato a parlare di riforme, necessarie per il rilancio del sistema Paese. Ottimo, ma le riforme hanno bisogno, soprattutto, di coesione dell’intero arco parlamentare, altrimenti sono destinate a progredire a colpi di maggioranza, con il risultato di scontentare tutti, senza distinzioni. Per questo motivo è necessario costruire un “fronte del fare” in cui convergano le tre forze politiche, Pd, Pdl e Udc, che hanno mostrato almeno la disponibilità a riaprire il dialogo chiusosi ormai troppo tempo fa, cercando al tempo stesso di allontanare gli estremismi dipietristi da un lato e leghisti dall’altro. Perché questi due partiti si sono distinti per una pars construens inesistente, e per una pars destruens medievale, costituita da insulti e poco altro. L’anti-politica insomma. Sfrondato da inutili moti giustizialisti e intolleranti, l’arco parlamentare potrà finalmente provare a ragionare sul futuro del nostro Paese. Già, perché al di là dei facili trionfalismi che stanno caratterizzando quest’ultimo scorcio di 2009, è giusto mantenere alta la guardia, visto gli scenari che potrebbero aprirsi soprattutto per l’impresa. Non va inoltre dimenticato l’“effetto sorpresa” che potrebbe giocare un ruolo determinante: se nel 2009 non vi erano dubbi che la situazione sarebbe stata estremamente critica, con la conseguente circospezione nei movimenti da parte delle parti in causa, l’eccessivo ottimismo per il 2010 potrebbe avere effetti ancora più devastanti.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario