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Un capolavoro di sano interesse privato

Berlusconi vende perché fa un affare e anche per… salvarsi dalla Gasparri

di Davide Giacalone - 14 aprile 2005

Fininvest vende un ulteriore 16,6 per cento di Mediaset, mantenendone il controllo con il 34 per cento. Dalla prima notizia i tifosi di Berlusconi (quegli “amici” dai quali, com’è noto, spetterebbe alle divinità difenderci) traggono la conclusione che si avvia a soluzione il conflitto d’interessi. Gli avversari, invece, partono dalla seconda per dire che il conflitto resta, e non cambia niente. Per come la vedo io, sbagliano entrambe. Il tema del conflitto d’interessi, l’ho scritto molte volte, non mi eccita. Quei conflitti sono pericolosi quando sono occulti, quello di Berlusconi è solare. Avrebbe fatto meglio a risolverlo, come aveva promesso, ma non è questione da cui dipendano le sorti del Paese. Berlusconi oggi vende una quota importante di Mediaset per il principale e dirimente motivo che fa un ottimo affare. Le quotazioni sono ai massimi e di più non potrebbe ottenere. Fininvest mantiene il controllo della società e, al tempo stesso, si ritrova con una massa di liquidità. Un capolavoro. Un capolavoro del sano interesse privato. Taluno scrive che la vendita si spiega con la prospettiva di una vittoria elettorale delle sinistre, con conseguente modifica della legge Gasparri. Errore, grosso errore. La prospettiva peggiore, per gli interessi di Fininvest, è che la Gasparri non cambi, che resti lì dov’è, provocando un danno inimmaginabile. La faccio breve: la data del 31 dicembre 2006 per il passaggio al digitale (l’ho sempre sostenuto) è una bufala, un imbroglio, una bugia: il 31 dicembre 2006 non accadrà nulla. Ma cosa succede il primo gennaio 2007? Quella data sostituisce (ometto i riferimenti legislativi e la citazione delle sentenze, affinché dei tre lettori due non mi abbandonino) il limite ultimo del periodo transitorio, voluto dalla Corte Costituzionale che per questo bocciò la legge Maccanico. Quel limite ultimo era fissato al 30 aprile 2004, fu stiracchiato fino alla fine dell’anno, poi si annunciò l’avvento del digitale e lo si portò alla fine del 2006, così come stabilito in una legge voluta dalla sinistra. Ora salta. Ma cosa delimitava, quel termine ultimo? Delimitava la possibilità di esistere per Rete4 e Rai3 (la prima dovrebbe spegnere il segnale analogico, ovvero l’unico oggi ricevuto dagli italiani, la seconda dovrebbe rinunciare alla pubblicità). Morale: il primo gennaio 2007 si torna al 1984, quando dei pretori (definiti “d’assalto”, il che già inquieta) ordinarono lo spegnimento delle televisioni Fininvest. Questa bomba ad orologeria non l’ha caricata e collocata la sinistra, ma la maggioranza di centro destra. Il fatto che, ai massimi, e prima che tutti si rendano conto di quel che accadrà, si venda, mi pare l’unica cosa ragionevole di quel che osservo.

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