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Urgenza di Governo

Un accordo, subito

Pd e Pdl imparino dai propri errori.Fin qui si sono retti a vicenda, prendendo in ostaggio i rispettivi elettorati, da domenica scorsa rischiano di affondare assieme.

di Davide Giacalone - 01 marzo 2013

Si deve fare presto. Le parole di Wolfgang Schäuble, ministro dell’economia tedesca, sono inaccettabili ma chiarissime: ci considerano una malattia infettiva. Per ricacciargliele in gola non basta l’indignazione, occorrono fatti. Bersani ha ricevuto da Grillo una risposta scontata. L’uno offriva non si capisce cosa, l’altro gli ha dato del cadavere. Possiamo archiviare la cosa, ma non possiamo andare avanti in questo modo. La classe politica italiana ha dato ampie prove di pulsione suicida, ma ora è in gioco la sicurezza del Paese. Quindi mettiamo in chiaro due cose: a. è escluso che si passi un mese a gingillarsi con tatticismi insipidi; b. Pd e Pdl non possono sfuggire alle loro responsabilità.

Su due punti fondamentali, la politica economica orientata allo sviluppo e il rapporto con l’Unione europea e l’euro, il Pd e il Pdl hanno posizioni simili. Hanno passato anni a tirarsi dietro i problemi, accusandosi di volere uscire dall’euro o di volere un’orgia fiscale, ma nessuno dei due è riuscito né a far scendere la pressione fiscale, né a far correre meno pericoli alla moneta unica. La loro propaganda è divenuta stucchevole. Perché falsa, ma soprattutto inutile. Volete una prova della sostanziale convergenza? Eccola: se Mario Draghi accettasse di guidare il governo entrambe lo voterebbero. Allora, il punto è: facciano per loro volontà e capacità quel che sono già stati e che saranno costretti a fare per assenza di lucidità e imposizione di commissariamento, lavorino, subito, a un accordo.

Lascino perdere il tremore al labbruzzo che solo li coglie se sentono parlare di Grillo: i voti di 5 Stelle prosperano sui loro fallimenti, non sulle loro decisioni. E imparino dai propri errori: il governo Monti fu, da parte loro, una fuga dalle responsabilità, aggravata dall’improvvida decisione di Monti stesso, che ha trasformato il governo in una lista. Tocca a loro il lavoro di governo. Per farlo devono violentare la natura che si sono costruiti: Il Pd chiamando al voto contro Berlusconi, esercitando un moralismo senza etica che ha generato mostri dell’antipolitica; il Pdl chiamando al voto contro comunisti che oramai si vergognano d’essere stati tali, e per cambiare uno Stato che non sono riusciti neanche a intaccare. Se credono di andare avanti in questo modo si sbagliano, perché il tempo è scaduto e il risultato chiarissimo: questo giochino non intriga più la grande maggioranza dell’elettorato. Fin qui si sono retti a vicenda, prendendo in ostaggio i rispettivi elettorati, da domenica scorsa rischiano di affondare assieme.

Quei due punti di convergenza sono determinanti, nella situazione in cui ci troviamo e con i mercati pronti ad aggredirci, a farci pagare ogni mancanza d’affidabilità. Quei due punti, inoltre, segnano una distanza enorme dal resto delle offerte politiche, e da Grillo in particolare. Se ci si dovesse trovare nella necessità di farlo, c’è qualcuno disposto a credere che un governo retto dai voti di Grillo possa negoziare lo scudo europeo? Ma proprio perché è evidente la risposta negativa è assolutamente certo che i mercati ci metterebbero immediatamente in quella condizione. No, la razionalità non offre altra via che l’accordo. Il fatto è che si deve percorrerla in fretta, senza pensare di potere traccheggiare per settimane.

Quanto può durare, un governo di questo tipo? Domanda sbagliata, quella corretta è: quanto “deve” durare? Deve mettere in sicurezza i conti, allentare il cappio fiscale, mediante riduzione della spesa, e usare la maggioranza per far correre il Parlamento verso riforme istituzionali e un nuovo sistema elettorale. Deve durare almeno un anno, usando anche le elezioni europee quale termometro politico e occasione di sfogo. Quando ci saremo addentrati nel 2014 la ripresa non sarà solo un’eterea visione, ma un refolo reale. Questo restituirà la sensazione che i sacrifici saranno serviti. A quel punto la missione sarà compiuta e si potrà tornare a un gioco democratico normale, avendo avuto cura d’insediare al Quirinale un garante solido. E’ probabile che Pdl e Pd, come oggi li conosciamo, ne muoiano. Il cordoglio sarà limitato e la loro successiva incarnazione sarà in una destra e una sinistra che abbiano programmi diversi, ma non si vedano come nemici dell’Italia e della sua dignità internazionale. L’alternativa, del resto, non contempla la loro sopravvivenza. Meno ancora la loro floridezza. Semmai una fine ingloriosa ed esequie fra gli improperi. L’Italia non è una vedova del medioevo induista, tenuta a bruciare viva sulla pira del marito. La pira può essere evitata a tutti, se solo ritrovano un po’ di ragionevolezza e dignità politica.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario