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Ustica senza giustizia

Ufficiale non è la verità ma il caos

Allo sfregio di una strage senza colpevoli si unisce la beffa di un risarcimento a carico della collettività

di Davide Giacalone - 29 gennaio 2013

Le vie della giustizia sono infinite. Ma non sempre lineari. Dal giugno del 1980 si attende di sapere cosa fece sparire dai cieli un volo Itavia, da Bologna a Palermo. Si sono fatte inchieste penali e processi, senza arrivare a nulla. Se ne occuparono anche inchieste parlamentari, moltiplicando le ipotesi e non agguantando le conclusioni. Anche la memorialistica vacilla, giacché chi seguì quel lavorio penale presenta ricordi e supposizioni, ma nulla di più. Il retroscenismo ha messo in campo due ipotesi: a. la bomba che sarebbe dovuta scoppiare quando l’aereo era a terra (volava in forte ritardo), magari per ragioni di affari loschi; b. il missile “alleato” destinato a colpire altri bersagli, dei Mig libici, magari con a bordo Gheddafi. Certezze, nessuna.

Ora arriva la Corte di cassazione, ma in sede civile e dovendosi occupare di risarcimenti. Dice: dato che lo Stato avrebbe dovuto garantire la sicurezza dei cieli, e dato che l’ipotesi del missile è la più accreditata, che paghi il dovuto ai congiunti delle vittime. I compilatori di storia mediante copia-incolla giudiziario hanno la loro certezza da spendere. Salvo il fatto che fa a cazzotti con le sentenze penali. Abbiamo da fare, a caldo, una sola osservazione: chi sosterrà che, finalmente, abbiamo la verità, starà solo illudendo i propri lettori e ascoltatori. Preferisco osservare che allo sfregio di una strage senza colpevoli si unisce la beffa di un risarcimento a carico della collettività. Noi tutti paghiamo (perché il risarcimento statale è finanziato dai contribuenti), senza essere autorizzati a sapere di chi è la colpa.

Di “ufficiale”, a questo punto, non c’è la verità, ma il caos.

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