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Verso un’organizzazione delle Nazioni d’Europa

UE e il veto irlandese

Serve un’entità politica collettiva che esprima la tradizione europea

di Antonio Gesualdi - 16 giugno 2008

Ancora una volta dobbiamo ringraziare l’Europa Occidentale: dopo la Francia e l’Olanda, ora l’Irlanda. Tutti i popoli di questi paesi hanno fermato il processo di Unione europea. Se non fermato, almeno rallentato. E hanno imposto una maggiore ponderazione della scelta.

Per quanto ci riguarda, su questa questione, innanzi tutto, dovremmo chiarire che non si tratta di una vittoria della Lega Nord. E’ vero che in Italia la critica all’Unione Europea viene enfatizzata dalla Lega Nord, ma nei fatti vi è prima, e più articolata, una grande opposizione inglese, francese e, appunto, proprio italiana in tutti coloro che pur considerando la necessità di un mercato più vasto hanno sempre ribadito l’idea degli Stati Uniti d’Europa e non dell’Unione Europea. Tutto questo, tra l’altro, è già superato - ma, naturalmente, i leghisti non se ne sono ancora accorti - dall’idea di Nazioni Unite d’Europa.

Il vecchio “My country, right or wrong” (E’ il mio paese, giusto o sbagliato) mette la nazione al di sopra dei valori ed oggi rappresenta la barriera più alta per l’Unione europea dei burocrati. Il dove viene prima del come. Al contrario dei sistemi internazionalistici - illuministi e comunisti - dove i valori vengono prima della nazione e dove si tende al “pensiero unico”. L’Unione europea, così come è concepita oggi, non dovrebbe avere più nazioni proprio perché vorrebbe superarle, ma questo distrugge anche i valori perché questi viaggiano sulle gambe degli uomini concreti che abitano territori reali e con differenti mentalità.

E’ vero che il concetto di nazioni è stato deturpato e che gli intellettuali fanno fatica a rivalutarlo. Ma la nazione è il fulcro delle identità collettive e non è nella geografia (come il Paese o la Patria), ma, appunto, nella mentalità. Dunque solo unendo le nazioni è possibile costruire una grande organizzazione tra gli stati-nazione.

Ecco perché è contraddittoria anche la posizione leghista che rifacendosi a Gianfranco Miglio propone l’Europa delle regioni. L’Europa delle regioni è il risultato dell’antinazionalismo quale frutto della democrazia di mercato (che alcuni coniugano con il comunitarismo): un grande mercato, ma con piccole entità politiche collettive. “La nazione non esiste - scriveva Miglio -. La prospettiva dell’unità europea deve realizzarsi tra grandi regioni legate da interessi comuni.” Dunque piccole capacità per le istituzioni politiche e rappresentative e grandi potenzialità per i mercati.

Ora è evidente, invece, l’esatto contrario: non esiste nessuna possibilità di Unione Europea a prescindere dalle nazioni pur con una moneta forte e con mercati aperti. L’illusione europea - figlia bastarda dell’antinazionalismo coniugato al localismo - sta per finire. Figlia, soprattutto, della volontà pangermanista di egemonia anche sull’Europa dell’Est. E figlia delle molteplici versioni localiste che, appunto, per giustificarsi non possono far altro che rifarsi alla struttura dello stato tedesco: federalista, ma al contempo fortemente integrato e centralizzato.

Ultraliberismo (quello che su Terza abbiamo, spesso, definito “liberismo di scuola”) ed europeismo di maniera negano l’esistenza delle nazioni intese come mentalità collettive. E a questo segue l’intento di dissolverle in entità di ordine superiore; l’Europa o il mondo, o in entità di ordine inferiore; le regioni o la frantumazione dei corpi sociali. La fine delle nazioni produce la globalizzazione (e non viceversa!) l’indifferenziazione anche dei prodotti, e quindi la stagnazione degli scambi e dei mercati. Solo gli andamenti demografici - per ora - essendo fortemente diversi e condizionanti le economie nazionali permettono di sostenere le differenze. Ecco perché serve un superamento del concetto di Unione Europea - nella sua accezione pangermanista residuo del nazifascismo e della linea storica che risale al Sacro Romano Impero -. E serve un superamento anche del concetto di Stati Uniti d’Europa, frutto dell’idea illuminista, e comunista, della preminenza dei valori sulle popolazioni.

Proponiamo una riflessione sui dati di fatto, storici e attuali, e cominciamo a pensare ad una ONU europea: un’Organizzazione delle Nazioni d’Europa (ONE). Pensiamo ad un’entità collettiva che esprima la tradizione e la mentalità europea e che produca un’organizzazione politica popolare adeguata. Ma qui, però, occorre potersi dire tutta la verità: dell’Europa Unita fa parte la Russia, prima della Turchia!

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