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Ucraina, cosa centra con l'Italia?

Lo scontro politico in Ucraina sta assumendo proporzioni pericolose. In Italia i giornali non ne parlano, eppure il nostro gas arriva da li

di Giacomo Properzj - 02 dicembre 2013

Si è svolto ieri alla presenza di circa 40.000 persone ( per la polizia molte meno) il comizio del comico genovese Beppe Grillo sempre molto divertente e spiritoso. Mentre i 40.000 si divertivano alle sagaci battute e impossibili proposte politiche del comico contro l"Europa e la sua moneta, alcune centinaia di migliaia di ucraini a Kiev manifestavano a favore dell"ingresso in Europa e dell"adozione dell"euro.

La manifestazione ucraina non è stata pacifica, al contrario di quella di grillo ma sono rimasti sul terreno alcune decine di morti e di feriti, non abbiamo ancora notizie esatte sul numero. Le squadre antisommossa hanno picchiato senza remissione anche giornalisti e cameraman, la città è stata sottoposta a una condizione simile a quella dello stato d"assedio. Giulia Tymosenco, già presidente del consiglio e leader della rivoluzione arancione, dalla prigione in cui è rinchiusa ha invitato alla rivolta. La Tymosenco che è stata più volte violentata e percossa in prigione, dalla bella donna che era, pare che oggi si presenti come una vecchia coi capelli bianchi e il volto distrutto.

La rivolta ucraina si origina sul fatto che una parte, minoritaria ma di poco, degli ucraini, sono di origine russa e seguono le indicazioni del Cremlino e di Putin. L"altra parte, maggioritaria ma divisa nel suo seno, comprende cittadini propriamente ucraini e quelli del nord (fino all"ultima guerra sotto la Polonia) e prima ancora cittadini dell"impero austroungarico. Naturalmente ci sono poi ragioni di natura economica e sociale che qui non stiamo ad approfondire ma che fanno sì che la maggioranza degli ucraini voglia entrare nella comunità europea anche per essere protetti dalla prepotenza imperialista dei cugini russi.

L"Europa, debole e divisa come si trova, orientata sempre più verso egoismi nazionali, non farà molto, forse nulla, nella direzione di questi suoi fans per i quali è probabile sarà riservato il trattamento degli ungheresi nel 1956: solidarietà morale, accoglimento dei profughi, nessuna azione diretta. Per altro l"Italia, sotto la guida del pacifico Letta sarebbe uno dei paesi più portati a stornare lo sguardo dalle vicende Ucraine se non che, lo stellone d"Italia sembra da tempo tramontato, la maggior parte del gas arriva all"Italia attraverso l"Ucraina e disordini, rivoluzioni, possono drammaticamente influire sull"erogazione di questo prodotto. Gasdotti alternativi per ora non ce nei sono, la Tunisia blocca quello algerino e del nuovo governo libico non ce ne si può fidare anche perché non si sa esattamente quale sia. Dunque in questi disordini ucraini, l"unico paese d"Europa che può dedurne dei grossi problemi è proprio l"Italia come già li ha avuti in passato.

Naturalmente la stampa nostrana ha dato per ora scarse notizie sulla situazione di Kiev e non sappiamo, ovviamente speriamo di no, se la macchia sovversiva si stia allargando. Certo fummo prudenti nel difendere la Tymosenco, accusata come al solito si fa, di corruzione ma sostanzialmente leader dell"opposizione politica, dopo che il precedente leader Yushchenko era stato avvelenato con la diossina, rimanendo sfigurato nel volto. Tutti i casi e situazioni, qui rozzamente sintetizzati, che danno l"idea del livello pericoloso in cui si svolge la lotta politica in ucraina e che si riverbera, attraverso i gasdotti, sul nostro prossimo inverno già cominciato con intensità inusitata.

Con lo stellone d"Italia tramontato, i problemi della nostra ministra degli esteri diventano sempre più pesanti ma noi contiamo sulla sua energia e capacità di iniziativa politica.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario