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Public Policy

Letta "annuncia" tagli alla politica

Ubriacatura da odio anticasta

Basta con la demagogia del taglio alle auto blu. La politica ha bisogno di ben altra rigenerazione

di Umberto Malusà - 14 agosto 2013

La decisione mediatica del Presidente Letta di annunciare il taglio dei costi delle auto blu (a ricordare in questi ultimi anni tutti gli annunci in tal senso, dovrebbe esserci rimasta solo qualche bicicletta) è un ulteriore segno del bassissimo profilo che il sistema politico italiano ha ormai adottato per il mantenimento del consenso.

Questo gesto fa trasparire una situazione paradossale, si cerca di bilanciare l’incapacità di attivare vere misure contenitive della spesa pubblica (che comporterebbero decisioni molto dolorose per i livelli occupazionali e per la sopravvivenza di centinaia di enti ed istituti inutili o sovrabbondanti) con azioni inserite nell’onda montante del “sobrio”. Senza voler sembrare critico verso lo stile del nuovo Pontefice, certo è che l’eccesso di enfatizzazione del “pauperismo” come stile di vita, se comprensibile nella nuova strategia del Vaticano come leva per raggiungere con il messaggio di Cristo fasce sempre più larghe della popolazione mondiale e contrastare lo sconcerto creato dai molti episodi incresciosi che hanno coinvolto alcuni rappresentanti cattolici, appare realmente sproporzionato, talvolta ridicolo e sicuramente discutibile nell’attuale momento politico italiano.

Prima considerazione: i privilegi della classe politica (auto blu, ristorante ed altro nel Parlamento, precedenze varie..) sono sacrosanti laddove la classe politica rappresenta il meglio di un Paese e si impegna in quel difficile, impegnativo e complesso lavoro di rappresentare e gestire uno Stato. Uno dei mestieri (per usare un termine inappropriato) più difficili che ci siano e, quindi, giusti gli onori e la riconoscenza. E se la classe politica non funziona? Va senza dubbio riportata al suo ruolo. Ma se tutto ciò si riduce al solo fatto di cancellare i suoi cosiddetti privilegi e lasciare tutto come prima, non solo il problema rimane irrisolto, ma facciamo passare un’idea sbagliata, basata su un modello culturale degradato e perdente del tipo “Nessun privilegio, tutti sono uguali, anzi i politici non meritano proprio niente…e così via” (ma ne abbiamo sentite ben di peggio), complice un sistema mediatico cui non par vero di poter infierire su un sistema ferito.

Già, la Casta, definizione che ha avuto il potere di evocare e di attivare un meccanismo nefasto che ha portato alla demonizzazione dell’attività politica in quanto tale. Intendiamoci la classe politica ha meritato la gogna, e non saremo certo noi a difenderla. Ma, ricordiamoci che ogni sistema politico è quello che un Paese merita, ne più ne meno! E dopo che ce lo siamo detti, sarebbe necessario cercare una rapida via d’uscita. Invece continuiamo a farci del male. Noi italiani siamo incapaci di costruire, ma bravissimi a distruggere ogni cosa, anche nuove strade possibili. In questo negativismo imperante l’unica azione concreta è l’annuncio della fine dei privilegi! Il problema non è tagliare le auto blu, che sono utili (non ho apprezzato il neopremier che va al Quirinale con la sua auto), ma riportare la classe politica al suo ruolo.

Quindi, Signor Presidente, più che twittare e pensare al prossimo congresso del PD, per cortesia governi, decida, faccia quello che si deve fare. Magari il Paese non gli sarà immediatamente grato ma, nel tempo, potrà essere ricordato come chi ha saputo salvarci.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario