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L’intero mondo politico va ricostruito

Tutto da rifare

Ritessere la tela istituzionale: ecco cosa serve ora al Paese

di Davide Giacalone - 29 gennaio 2008

Ci sono due cose che meriterebbero d’essere cancellate: la legge finanziaria e l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Due occasioni utili solo a sprecare parole che saranno tradite. L’ozioso ed inutile appuntamento dedicato alla giustizia, quest’anno, è servito anche a dimostrare che l’Italia non ha bisogno di un’aggiustatina alla legge elettorale, ma di riforme profonde, strutturali, che cancellino le incrostazioni corporative e ridiano ai cittadini il diritto alla giustizia. Se si fa appello al senso di responsabilità si deve avere la serietà di immaginare un lungo periodo di accordo riformista, non solo qualche settimana, per maturare la pensione.

Citerò due esempi, rivelatori. Mancino, vice presidente del Csm, ha definito illegittimo l’arresto della signora Mastella. Se la scena si fosse prodotta a parti invertite, con un vicepresidente, un ministro ed una signora di destra, un coro monocorde avrebbe parlato di colpo di Stato, di violazione delle norme elementari del diritto. Un organo elettivo che s’intromette in un’inchiesta e la delegittima (verbo caro al partito delle toghe). In realtà Mancino ha ragione nel merito ed ha torto a parlare su quel che non gli compete. Mettendo assieme le due cose ci dice che, lui complice, il sistema s’è sfasciato. Poi c’è il procuratore capo di Torino, Marcello Maddalena, che se la prende con i processi fatti in televisione. Peccato sia lo stesso Maddalena che scrisse un libro, allucinante, per teorizzare i processi di piazza, le condanne da trivio ed il ruolo risanatore dei pubblici ministeri che si rivolgevano alle masse. Anche allora detestavamo la giustizia spettacolo, ma lui vi si esibiva. Il che ci dice che non bastano le riforme, perché occorre il tempo per ricreare lo spessore culturale ed il senso professionale della magistratura.

E’ la tela costituzionale che va ritessuta, rimediando agli sbreghi inferti con rabbia e determinazione, continuando una guerra civile mai placata, che ha demolito le istituzioni più di quando insanguinava le strade. Ed anche il mondo politico va ricostruito, assicurandogli un comune sentire repubblicano che non trasformi ogni battaglia in un’occasione per eliminare, e non battere, l’avversario. Il Quirinale s’avveda che perdere tempo aggrava le cose, e rende più incerto il futuro.

Pubblicato su Libero di martedì 29 gennaio

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario