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L’Europa in attesa delle misure concrete

Tutto è andato come previsto

Tps ha ricevuto l’appoggio di Almunia, ma non basta. L’appuntamento va alla finanziaria

di Davide Giacalone - 12 luglio 2006

Le cose sono andate come avevamo qui anticipato: il commissario europeo Almunia ascolta Padoa-Scioppa che illustra il documento di programmazione, gli dà un buffetto sulla guancia, gli dice bravo, ma aggiunge che quelle sono solo parole e lo prega di ripassare con qualche misura concreta. Ci si rivede con la legge finanziaria. Lasciamo perdere gli strilli della propaganda, quanti titolano sostenendo che il nostro ministro sarebbe stato “promosso”, neanche capaci di capire quali sono le conseguenze di una commissione esaminatrice tutta esterna ed estera. Conta la sostanza, e non promette nulla di buono.
Le entrate fiscali si sono impennate verso l’alto ed i conti pubblici non contengono il paventato buco. Rimane il debito, che è enorme. Padoa-Schioppa ha scelto, fin dall’inizio, di drammatizzare, non disdegnando l’uso strumentale della campanella, alludendo alla grave situazione in cui era stato lasciato. Ora, però, quella fase è passata, gli allarmi lanciati non sono serviti ad altro che a scrivere un Dpef sul quale si registra non solo l’opposizione di un ministro e quella di uno, due o tre partiti della maggioranza, ma anche quella, alquanto irrituale, del presidente della Camera. Figuriamoci come si possa, in questa situazione, passare dalle parole ai fatti. Sul tutto, infine, pesa il clima di un’Italia dove ciascuno pensa di potere conservare le proprie protezioni, talora i propri privilegi, sperando che vi sia la forza per fregare tutti gli altri. Ecco, questo è il quadro di una società senza guida politica, e, a scanso d’equivoci e tifoserie, non è una condizione nata nelle ultime settimane.
Prodi può scegliere: provare a governare, provare ad applicare realmente politiche di liberalizzazione e contenimento della spesa, e con questo cadere; oppure cercare di restare in piedi, ma con questo rinunciando a governare. Sceglierà la seconda strada, dando un colpo al cerchio ed uno alla botte, allungando l’inutile agonia. Alternative? La grande coalizione dei centristi (che non si farà) sembra essere l’alleanza di tutti i conservatori, quindi non un granché. Per i ribaltoni non c’è spazio. Ce ne sarebbe se al servizio di un’idea grande, ricostituente, ma occorrerebbe uscire dalla piccola tattica e guardare agli interessi del Paese. Non è aria, per ora.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato su Libero del 12 luglio 2006

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario