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Merito, metodo e forma

Tutti gli errori della legge di stabilità

Costruita in modo ragionieristico, attenta ai conti ma non allo sviluppo e senza nemmeno un briciolo di coraggio

di Enrico Cisnetto - 01 gennaio 2013

Di merito, di metodo, di forma. Non era facile, ma la legge di Stabilità riesce a commettere tre errori in una volta sola, con l’effetto di appesantire il clima di sfiducia e la depressione economica del Paese. Nel merito, il provvedimento è stato costruito in modo ragionieristico, attraverso una serie di operazioni contabili, mentre il vero fardello dell’Italia è il debito, i cui interessi portano in rosso il bilancio (l’Italia è in avanzo primario dal 1995 ad oggi, con l’eccezione del 2009). Una manovra pavida, perché attenta ai conti (come è giusto che sia) ma non allo sviluppo, e senza nemmeno un briciolo di quel coraggio che servirebbe. E qui siamo all’errore di metodo. La legge di Stabilità è stata costruita attraverso una serie di compromessi al ribasso da un governo tanto indispensabile quanto deludente, incapace di imporre la propria linea o di concordare (come in Germania) una programma chiaro e definito dal quale non si torna indietro.

Così sulla manovra si è andato a impelagare in una serie infinite di continue modifiche che hanno reso il provvedimento incerto, impreciso e oscuro. E qui c’è l’ultimo errore – ma sarebbe meglio dire orrore – che, anche se apparentemente solo formale, è il sintomo dello stato confusionale del sistema istituzionale: la fiducia votata nottetempo al Senato, e che ha ridisegnato i contorni della maggioranza, riguarda un testo diverso di quello che arriverà alla Camera. Infatti, prima si è scoperto che il maxiemendamento preparato dal governo è stato modificato per far passare un emendamento sulle sigarette elettroniche precedentemente approvato in commissione. Poi, nel “testo corretto approvato con fiducia”, come pubblicato sul sito web del Senato, appaiono dei commi per finanziare i lavoratori socialmente utili della Calabria e la loro assunzione a tempo indeterminato dal primo gennaio 2014 disconosciuti da Palazzo.

Ma è uno scherzo, oppure un grossolano errore? Sta di fatto che il governo rettifica: i fondi sono previsti, la stabilizzazione no. Sul sito del Senato compare infatti una nuova “bozza provvisoria” totalmente diversa, perché – spiegano a Palazzo Chigi – quei “commi risultano contenuti in stesure del provvedimento non approvate in via definitiva dal Senato”. Ma come, non era stata votata la fiducia? E il testo “definitivo” (sic) non era stato pubblicato sul sito del Senato? Fra l’altro, il testo approderà la prossima settimana alla Camera per essere votato in aula solo il 17 dicembre, ma diverse modifiche sono già state annunciate. E a quel punto si dovrà tornare al Senato. Dove non è affatto escluso che si cambi ancora.

Detto questo, tocca rispolverare il vecchio approccio montanelliano, e turandosi il naso, fare buon viso, consci che, pur non essendo quel che serve ad un Paese bisognoso più della fiducia che si sprigionerebbe da una manovra coraggiosa che delle risorse materiali che una manovra “vera” avrebbe potuto tirar fuori, la legge di Stabilità non è neppure la summa di tutti i mali possibili e immaginabili.

Ma soprattutto consci che questo governo, specie ora che è passato da “larghe ma fragili intese” a “più strette ma (forse) meno instabili intese”, è l’unica risorsa che abbiamo per uscire dall’emergenza e l’unica alternativa ad un voto che, in mancanza di nuovi soggetti e nuove leadership, darebbe spazio solo all’astensionismo di massa e al populismo estremo. (twitter @ecisnetto)

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