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Se non è declino, tocchiamo il fondo

Tutti avvolti nella spazzatura?

I bluff della “Seconda Repubblica” venuti alla luce con i fatti di Napoli

di Elio Di Caprio - 10 gennaio 2008

Fa male parlare di declino. Pochi lo vogliono ammettere o soltanto nominare, quasi per esorcizzare il timore che poi la nostra collettività nazionale nel suo insieme si adagi e non trovi la forza di cambiar pagina con quel tanto di ottimismo della volontà che più volte ci ha permesso di di risalire la china. Ma poi non si può fare a meno di dire la cruda verità ed i soloni dell"antideclino alla fine riconoscono che abbiamo toccato il fondo e quindi questa volta la risalita non potrà non avvenire perchè tutti saranno obbligati a cambiare, cittadini e classe politica, se non altro per ragioni di sopravvivenza.

Adesso anche per i commentatori dei maggiori quotidiani italiani il fallimento della Seconda Repubblica è plasticamente simbolizzato dai cumuli di spazzatura che le tv di tutto i mondo trasmettono come simbolo umiliante del nostro Paese, non solo di Napoli. Tutto nella spazzatura per crogiolarci nel nostro declino? Evidentemente no. Senza scomodare gli “animal spirits “ degli italiani evocati dal Presidente Napolitano ( ma la retorica degli animal spirits non apparteneva una volta ai sostenitori classici del capitalismo?) almeno la saggezza ed il buon senso dovrebbero prima o poi prevalere. Ma per (ri) cominciare è bene che via via sia fatta piazza pulita dei tanti bluff ed equivoci che hanno punteggiato ed accompagnato il fantomatico passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica.

E" finito l"abbaglio dell"elezione diretta di sindaci e governatori come misura risolutiva del cambiamento. Non è bastata la figura di Antonio Bassolino, prima sindaco di Napoli ed ora governatore della Campania ad innescare un processo virtuoso di rinnovamento o di “rinascimento”, come allora si disse. Adesso è l"esercito che dovrà liberare Napoli dalla spazzatura. Ma chi era ed è il “carismatico” Bassolino? Un oscuro funzionario locale del partito comunista che nei lunghi anni della guerra fredda aveva presidiato la raccolta del consenso nell"enclave napoletana in opposizione all"onnipotente democristiano Ciriaco De Mita. Ora sono confluiti insieme nel partito Democratico a capo dello loro clientele ed anzi Bassolino è stato scelto a far parte della Commissione incaricata del “manifesto dei valori” in vista dell"Assemblea Costituente del veltroniano Partito democratico. Bel rinnovamento e soprattutto bel ricambio generazionale della classe politica campana! E" stata ed è anche questo la Seconda Repubblica che tutti danno ora per moribonda se non morta.

Si sta esaurendo anche l"altro bluff della “Seconda repubblica” sui programmi da presentare agli elettori per riceverne il consenso : non solo i programmi restano lettera morta o sono sottoposti a ricorrenti modifiche ma soprattutto prevalgono sui programmi le tante emergenze che nessuno riuscirà mai a prevedere. Ma i “guai” napoletani non possono lasciare indenne l"intera classe dirigente nazionale. I parlamentari, di destra o di sinistra non importa, sono tutti accusati di essere una casta e di fare poco e male il loro lavoro. Ma aumenta lo sconcerto quando si viene a sapere che più di una commissione parlamentare - la prima nel 1998 l"ultima nei mesi recenti - è andata ad indagare localmente sul problema mai risolto dello smaltimento dei rifiuti nel napoletano senza che ci sia stato alcun seguito operativo. Magistratura ordinaria assente o comunque in altro indaffarata, Corte dei Conti che predica nel deserto sulle malefatte denunciate.

Tutti sono rimasti al loro posto per non turbare gli equilibri di potere in barba alle esigenze della popolazione. Non si poteva azzerare prima il fallito commissariamento governativo dell"emergenza rifiuti in Campania senza aspettare che i nodi venissero al pettine tutti insieme? Interrogativi inutili come sono inutili le tante e svariate commissioni parlamentari d"inchiesta che vengono ritualmente convocate in tutti i campi possibili per elaborare, non concludere e non decidere.

Ci meravigliamo delle incongruenze locali e dei problemi lasciati marcire a Napoli, ma poi basta sollevare lo sguardo al livello nazionale e l"impressione è ancora più conturbante. Berlusconi in vacanza pontifica sui mali italiani dalla sua villa miliardaria ad Antigua ed assicura che se ci fosse lui lo Stato non perderebbe colpi e non succederebbero cose intollerabili come gli incendi dei cumuli di spazzatura a Napoli. Ma lui dov"era poco tempo fa quando era capo del governo per un"intera legislatura? Prodi dal canto suo naviga indomito tra mille insidie, gioca a fare il decisionista obbligato. Intanto i suoi alleati sono i primi a non credergli, continuano a fargli sgambetti tra “penultimatum” ed ultimatum annunciati e mai applicati per farlo cadere.

Certo bisognerebbe acquietare le “plebi” napoletane in rivolta e richiamarle ad un senso senso civico e di responsabilità che hanno completamente dimenticato. Ma quale è l" esempio che viene dal centro sempre più lontano, che non decide mai e si esaurisce in giochi di potere sempre più oscuri e incomprensibili?

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario