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Quella di Telecom è una partita politica

Tronchetti Provera e il garantismo

Di nuovo il teorema “non poteva non sapere”. Ma bisogna evitare il linciaggio preventivo

di Enrico Cisnetto - 26 gennaio 2007

Chi racconta che quello Telecom è un caso giudiziario, e non una partita politico-finanziaria giocata con ogni mezzo, dice delle balle. Come troppe volte è accaduto in questi anni, siamo ancora una volta di fronte ad un uso spregiudicato della giustizia, tanto da parte della magistratura – che scrive copioni di film anziché provvedimenti in cui si elencano fatti – quanto dei media, che s’inventano la figura del “tecnicamente indagato” per costruire teoremi basati su quel maledetto “non poteva non sapere” che tanti ha mandato alla gogna dal 1992 ad oggi.

E il fine è chiaro: fornire supporto agli interessi economici e politici che vogliono dare l’assalto agli ultimi poteri rimasti contendibili, dalla Telecom alle Generali passando per il Corriere della Sera. Non si tratta di difendere Tronchetti Provera – magari da quelli che fino a ieri lo riverivano – da accuse di cui non sappiamo il merito, ma di evitare che la lotta per il controllo di un grande e potente gruppo economico, in questo caso Telecom, sia inquinata dal giustizialismo. Intendiamoci, la grande finanza non è un trastullo per signorine – e diffidare di chi invoca l’etica ad ogni piè sospinto, è buona norma – ma il miglior modo per salvaguardare il tanto (troppo) evocato libero mercato è quello di evitare di giocar sporco usando la sponda della magistratura e il linciaggio preventivo dei giornali. E con la lodevole eccezione di Giuliano Ferrara e di Giuseppe De Filippi (sul Tempo), di scriventi garantisti sul “caso Telecom” se ne sono visti pochini.

Pubblicato sul "Mondo" di venerdì 26 gennaio

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