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Il sistema è al capolinea. Inutile affannarsi

Triste fallimento di una coalizione

Tutto tranne Berlusconi o tutto tranne Prodi? Il dilemma italiano della Seconda Repubblica

di Elio Di Caprio - 07 giugno 2007

Sono tanti, troppi i segnali della morte di una stagione politica chiamata Seconda Repubblica vissuta finora sul duello Prodi-Berlusconi. I protagonisti sono gli stessi, il copione è identico, ma senza più un futuro…È debole il governo, è debole l"opposizione... Siamo al principio della legislatura e già si respira aria di congedo...” È la cruda analisi di Curzio Maltese sulla “Repubblica” di qualche giorno fa e che potrebbe essere fatta propria da qualunque osservatore esterno. E cosa suggerisce lo sconsolato quotidiano di Eugenio Scalfari ed Ezio Mauro che si è prodigato negli anni scorsi nel raccogliere il popolo di sinistra dietro le “nuove” insegne di Romano Prodi pur di mettere fine alla stagione berlusconiana? Auspica, nientedimeno, che maggioranza e governo si assumano finalmente una responsabilità collettiva e condivisa, ciò che non si è mai realizzato in questa legislatura e difficilmente potrà avverarsi nel prossimo avvenire.

Il prefallimento della coalizione di governo guidata da Prodi non è una maledizione annunciata, ma è ben riconducibile all"inabilità delle forze di centrosinistra a rinnovarsi e riattualizzarsi nei cinque anni di opposizione al governo Berlusconi. Tanto che quelle forze hanno dovuto ricorrere alla già logora e presunta leadership di Prodi , già scalzato dal potere negli anni precedenti a causa dei contrasti interni della coalizione allora vincente. Ed ora ci risiamo, i contasti non si sono affatto composti, anzi vengono alla luce su tutti i temi più sensibili, dalla politica economico-sociale a quella estera. In più ritornano i vecchi riflessi autoritari di una parte della classe dirigente ex comunista che pensa di mettere tutti in riga: il famoso caso Visco, sviscerato in tutte le sue ombre ( con poche luci ) davanti ai tele-elettori, avrebbe forse avuto un corso diverso se il vice ministro dell"Economia non si fosse così esposto e non avesse messo i piedi nel piatto con lettere-richiamo esplicite al comandante della Guardia di Finanza senza accontentarsi di una “moral suasion” da esercitarsi verbalmente.

In tempi di una rimontante ( e anche strumentale) polemica contro la politica ed i suoi costi il risultato è stato pessimo : persino i lettori di “Repubblica” si sono dichiarati in un mini-test favorevoli alle dimissioni del vice ministro Visco, infastiditi da questo ulteriore esempio di invadenza della politica in ambiti non suoi. Ma le inquietudini dell"opinione pubblica corrono il rischio, anche in quest"occasione, di essere dirottate sul binario sbagliato, in una rincorsa propagandistica senza senso. Si passerà dal TTB ( tutto tranne Berlusconi) al TTP ( tutto tranne Prodi)? Per andare dove? La sinistra francese con il suo slogan demonizzante TTS ( tutto tranne Sarkozy) ha perso le ultime elezioni presidenziali ed ora si lecca le ferite. Ma almeno in Francia il sistema presidenziale consente di ristabilizzare le forze in campo e di assicurare al vincitore un lungo periodo di governabilità. Non è così da noi, dove le aspettative vengono continuamente smentite dalla realtà ed i bizantinismi trovano alimento proprio dalle incertezze del quadro politico. In quale altra nazione europea un episodio come quello della contesa Visco-Speciale sarebbe stato in grado di distogliere l"opinione pubblica dai problemi reali per un periodo così lungo?

L"eterno duello Prodi-Berlusconi dovrebbe essere finalmente essere messo da parte- ora lo auspica anche “Repubblica”, ma è difficile uscire da questa tenaglia fino a quando il sistema gira su se stesso nell"indifferenza dell"opinione pubblica. Romano Prodi è riuscito nel miracolo di dare nuova linfa e smalto all"opposizione di centro destra dopo un solo anno di governo, facendo passare in sottordine il vulnus dell"ultima legge elettorale, voluta dal centro destra, che ha reso più ingovernabile il nostro Paese. Ora tutti vogliono uscirne, ma non si sa come, se per referendum o per accordo parlamentare. Tutto tempo perso dietro la chimera della governabilità a scapito dell" ordinaria azione di governo.

La realtà è che – ora lo riconosce anche il giornale di Scalfari - la fine della Seconda Repubblica era scritta già nella nuova legge elettorale: si sapeva che prima o poi il virus del proporzionale, in aggiunta ai nuovi poteri di casta attribuiti ai vertici dei troppi partiti in lizza, avrebbe ancora più minato le alleanze politiche già tenute assieme su un crinale incertissimo. Al “proporzionale” dissidio tra le forze del centrosinistra ora al potere dovremo aspettarci che succeda un altrettanto “proporzionale” dissidio tra quelle del centro destra se mai dovessero tornare al governo così come sono? Per superare l"attuale vicolo cieco bisognerebbe passare dal tutto tranne Berlusconi o dal tutto tranne Prodi al tutto tranne questo sistema arrivato al capolinea. Ma sembra che del vuoto della politica si accorgano più i cittadini che la classe dirigente di questo falso bipolarismo.

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