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E se considerassimo anche la bora e la pioggia?

Trieste davvero la città più vivibile?

La graduatoria del <i>Sole 24Ore</i> tiene conto degli aspetti economici, ma non di quelli sociali

di Antonio Gesualdi - 21 dicembre 2005

Il Sole 24Ore pubblica la consueta classifica annuale della qualità della vita nelle città italiane e premia Trieste. Queste classifiche sono generalmente proposte da quotidiani economici e prendono in considerazione, prevalentemente, indicatori di carattere economico (reddito, risparmio, occupazione ecc.). Accade che da un anno all"altro alcune città guadagnino o perdano anche 20 posizioni. Si tratta di un"oscillazione rilevante se si considera che nel totale i capoluoghi di provincia sono un centinaio. Dunque siamo di fronte a classifiche alquanto sospette non per la metodologia praticata o per i risultati, ma proprio per l"epistemologia sulla quale sono fondate.

Io ritengo che non è possibile conoscere la realtà attraverso alcuni semplici indicatori ritenuti - a priori - importanti. Chi ci dice che se contassimo i gatti randagi in una città non avremmo, anche qui, una certa influenza su queste classifiche? E chi ci dice che i dati, soprattutto quelli economici, siano rivelatori della qualità della vita? Su questo tornerò alla fine del ragionamento e proprio sul caso Trieste.

Alan Blinder e Alan Krueger, due giovani economisti statunitensi, sostengono che l"ipotesi di razionalità degli operatori economici sia tutt"altro che scontata e che gran parte delle decisioni sono assunte sulla base di convinzioni ideologiche e non di massima efficienza. In questi giorni dalla London School of Economics sbuca fuori l"idea che il Pil non basta per misurare la felicità o il benessere dei cittadini. L’israeliano Daniel Kahneman s"è beccato un premio Nobel "per aver integrato le visioni della ricerca psicologica nelle scienze economiche, specialmente per quanto riguarda la capacità umana di operare scelte e decisioni in situazioni di incertezza". E perfino un economista come l"ungherese Tibor Scitovsky proponeva di recuperare altri elementi che concorrono al benessere e hanno direttamente a che fare con la qualità della vita.

Ora Richard Layard, appunto della London School of Economics, fa addirittura un elenco dei "sette motori del benessere" e ci mette la famiglia, il lavoro, la libertà, la salute, gli amici, i valori personali e la ricchezza. Ora si capirà bene che misurare il lavoro o la ricchezza può essere anche un esercizio quantitativo, ma misurare la libertà o i valori personali o le amicizie comincia ad essere un esercizio molto più complesso. Non si tratta, tra l"altro, soltanto di una questione di come misurare questi indicatori, ma anche di come definirli.

Secondo Layard, esperto di Welfare, nei Paesi occidentali l’aumento del Pil ha avuto un costo sociale molto alto: depressione, crisi della famiglia, crollo della fiducia nel prossimo e nei valori comunitari, diffusione di malattie psichiatriche. Tutti elementi che, tra l"altro, incidono sull’economia, perché aumentano la spesa sociale. Siccome l"argomento non è nuovo, ma risale alla notte dei tempi, è chiaro che non occorreva attendere il libro di Layard o la classifica del Sole 24Ore per farci una riflessione sopra. Di fatto, però, dobbiamo ancora imparare a non dare tanto retta agli economicismi e soprattutto a quelli che Enrico Cisnetto definisce, con una bella espressione: "economicismi di scuola".

Quanto al caso Trieste è presto detto: è una delle città più vecchie d"Italia. Ha una popolazione che nell"ultimo anno è diminuita dello 0,5% mentre tutte le altre province del Friuli sono aumentate. Ha perso 1274 cittadini in un anno. Nello stesso periodo sono morte 3503 persone e ne sono nate soltanto 1816. E neppure gli immigrati sono bastati a compensare le perdite. Trieste, in senso buono, è come una casa di riposo dove è chiaro che gli ospiti sono più tranquilli, hanno meno turbolenze ormonali, hanno raggiunto un certo equilibrio di qualità della vita, una buona istruzione, esigono prestazioni sanitarie più efficaci e hanno pure accumulato risparmi. Così la classifica del Sole 24Ore non fa altro che misurare una qualità della vita indotta da una situazione strutturale che non ha niente a che fare con l"economia.

Tanto per farla finita: se si fosse preso in considerazione l"effetto che ha il vento e la velocità delle raffiche di vento sulla qualità della vita avreste sempre trovato Trieste in cima alla classifica?

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario