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Fuori i soldi

Tre mosse per rilanciare l'economia

Debiti PA, banche e patrimonio pubblico: ecco dove intervenire per rimettere in moto il Paese

di Enrico Cisnetto - 15 luglio 2013

Fuori i soldi! Sarà brutale, ma non rimane che usare questa intimidazione, di fronte alla sconcertante e reiterata mancanza di comprensione di cosa il Paese abbia veramente bisogno per uscire dalla più grave crisi della sua storia repubblicana. C’è bisogno di mettere benzina in un motore che ne è del tutto privo, e c’è bisogno di cambiare pezzi importanti di questa macchina ormai obsoleta che è l’italico sistema produttivo. Per l’una e per l’altra cosa occorrono soldi, tanti soldi. Decine, centinaia di miliardi. Che, stante le condizioni della finanza pubblica, non ci sono. Anzi, si corre il rischio che a fine anno si debba fare l’ennesima manovra correttiva per tenere il rapporto deficit-pil sotto il 3%.

Dunque, si può quadrare questo cerchio? Sì, facendo tre cose con un po’ di coraggio. La prima è immediata: si paghino in un colpo solo tutti i debiti arretrati delle pubbliche amministrazioni, 90 o 120 miliardi che siano. Usando la Cdp è possibile, e il meccanismo funziona tanto per una quota parte che per l’intero ammontare. Se per questo aumenta il debito, pazienza. E peraltro, vista la giusta insistenza in questa direzione di Renato Brunetta, il governo potrebbe addirittura provare a barattare politicamente questo passaggio (indispensabile) con la cancellazione dell’Imu (secondaria), a tutto suo vantaggio.

La seconda cosa è urgente, ma richiede qualche tempo per realizzarla: sgravare le banche dal peso delle sofferenze, diventato abnorme, per mettere in salvo il sistema creditizio nazionale e dunque far ripartire i prestiti a imprese e famiglie. Lo so, a livello europeo si sta parlando di unificare i sistemi bancari. E quando questo avverrà, sarà un bene per tutti. Ma nel frattempo, considerata la lentezza e farraginosità dei processi comunitari, noi dobbiamo intervenire. L’esperienza non ci manca, visto che negli anni Novanta la Banca d’Italia salvò il Paese dando il via libera alla reazione di veicoli nei quali trasferire i crediti deteriorati delle banche. Visco, Saccomanni e Patuelli ne hanno già parlato, ora si agisca con rapidità. Così come si colga subito la positiva apertura del ministro dell’Economia sulla sistemazione del capitale di Bankitalia, dalla quale possono trarre giovamento – se si accogliesse la proposta Abi lanciata dal presidente di Carige, Berneschi – sia le banche che l’Erario. Questo nella convinzione che se le banche fanno credito con il contagocce, non è per cattiva volontà (sarebbe autolesionismo) ma condizioni oggettive che vanno appunto rimosse.

La terza mossa è quella più importante ma che richiede la definizione di una road map attuativa. Ed è quella che in questa sede ho proposto infinite volte, inascoltato (e come me le tante, e molto più autorevoli personalità che hanno fatto proposte analoghe): una mega-operazione di smobilizzo del patrimonio pubblico, mobiliare e immobiliare, attraverso il coinvolgimento, obbligato ma vantaggioso, del patrimonio privato. Nel giro di un paio di anni si potrebbero tirar su 400-500 miliardi, da destinare sia alla riduzione del debito che agli investimenti per la crescita. Che nel frattempo sarebbe già tornata grazie alle prime due mosse. Se poi si aggiungono due o tre riforme strutturali che hanno anche come ricaduta un bel taglio della spesa pubblica corrente, si rischia anche di passare alla storia. Cosa aspettate?

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario