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Commissioni “fantasma” contro i risparmiatori

Trasparenza, “gone with the Wind”

Il sistema finanziario-bancario manca di regole. E fa acqua come quello politico

di Paolo Bozzacchi - 21 ottobre 2005

Le leggi buone servono a poco. Se è il sistema ad essere malato. Il caso delle commissioni “fantasma” per 400 milioni di euro distribuite nell’operazione di cessione di Wind a Naguib Sawiris, è paradigmatico delle condizioni in cui versa il sistema bancario e finanziario in Italia dal punto di vista della trasparenza.

Banche, advisor, avvocati, revisori e consulenti, beneficiari degli assegni a nove zeri, non hanno ancora un volto. E l’operazione, è bene ricordarlo, riguarda un’azienda pubblica. Si tratta di cifre in ballo senza precedenti in Italia, sulle quali le banche ed Enel stessa nemmeno concordano. Di quale trasparenza stiamo parlando, quindi?

E che dire della figura di Alessandro Benedetti, mediatore finanziario, che introduce Sawiris al Ministero dell’Economia e intasca nell’ombra decine di milioni per la consulenza? Come è possibile che il sistema permetta distorsioni di questa portata?

Di fronte a queste situazioni, è bene abbandonare ogni sorta di illusione di “costruttivismo” legislativo, perché servirebbe davvero a poco. Non bastano leggi sensate, infatti, per creare un mercato davvero efficiente e trasparente.

Il caso Wind è l’ennesimo segnale di un intero sistema finanziario e bancario in declino, reo di non aver creato dei meccanismi di autoregolamentazione tali da facilitare la trasparenza dei mercati. Non ci si meravigli, poi, se la riforma del diritto societario del 2003, abbia ben presto dimostrato la propria scarsa potenzialità operativa, in occasione dei necessari interventi legislativi sui problemi emersi con il caso Parmalat.

A farne le spese della scarsa trasparenza, comunque, rimangono sempre i risparmiatori. Il caso Wind presenta anche da questo punto di vista dei preoccupanti punti di contatto con Parmalat. Al momento dell’acquisizione, gli istituti finanziatori di Sawiris si sono dimostrati ben troppo ottimisti sugli esiti della sindacazione del prestito da 6,5 miliardi di euro, riuscita infatti solo al 60% invece che al 90%. I rischi presi erano troppo alti per soddisfare le banche, le quali non hanno mostrato di gradire un passo troppo lungo rispetto alle gambe. Tale rischio si è automaticamente trasferito, così, nei portafogli dei piccoli azionisti delle banche protagoniste dell’operazione (San Paolo, Deutshe e Abn Amro), che hanno sentitamente ringraziato.

La finanzia specchia la politica. E non è un bel vedersi.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario