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Public Policy

Aspettando la Manovra

Trappole per Monti

E' necessario che la politica, quella vera, recuperi il suo ruolo fondamentale

di Enrico Cisnetto - 03 dicembre 2011

Informativa, consultazioni o vere e proprie trattative? Non è ancora chiaro come catalogare il giro che Monti farà nel weekend con gli interlocutori politico-parlamentari e le parti sociali. In tutti i casi, ci sono dei pro e dei contro con cui giudicare questa modalità di tenuta dei rapporti tra il governo e i suoi diversi stakeolder. Da un lato, infatti, è bene che un esecutivo che gode di una larghissima fiducia parlamentare ma di una limitata convergenza politica, sappia tenere il filo del confronto e usi con parsimonia l’arma del ricatto dell’emergenza, che è la vera piattaforma su cui è nato. Dall’altro, però, è evidente che se quelle stesse forze che hanno dovuto abdicare al loro ruolo preminente vogliono riguadagnare gli spazi d’azione perduti imponendo al governo di sottoporsi a trattative mascherate da consultazioni, allora il governo rischia di infilarsi in un meccanismo infernale che può produrre solo paralisi. Anche perché, come si è già visto, a parte il Terzo Polo che fin dal primo momento ha dato carta bianca a Monti, sia i due partiti maggiori (o meglio, alcune loro componenti interne) sia l’Idv e gli altri partiti pulviscolari, hanno espresso non pochi distinguo sulle ipotetiche misure che il governo si accingerebbe a prendere.

Di Pietro, per esempio, allineandosi non casualmente alla Lega, ha fatto sapere che le pensioni di anzianità non si toccano, nonostante che proprio in queste ore l’Inps ci abbia fatto sapere che con quel tipo di modalità previdenziale nei primi dieci mesi di quest’anno l’età media di coloro che sono andati in quiescenza è stata di 58,7 anni, cosa che porta l’età media di tutti i pensionati Inps (vecchiaia e anzianità) a 60,2 anni, addirittura in calo rispetto ai 60,4 anni del 2010. E un uomo pur prudente come Damiano gli ha fatto eco, dicendo ai suoi del Pd – immagino intendesse rivolgersi a Ichino, Morando e ai liberal dei Democratici – che non bisogna regalare voti alla Lega (esigenza che evidentemente viene prima della salvezza del Paese).

Insomma, se è concesso un consiglio al premier, sarà bene che Monti spieghi e ascolti, ma non si faccia attirare su un terreno di sabbie mobili come quello di una trattativa sui diversi provvedimenti che andranno a comporre la manovra. Cioè, non perda mai di vista il fatto che è stato chiamato ad un’opera di supplenza proprio perché sulle riforme strutturali non c’era una sufficiente convergenza e omogeneità non solo fra le due coalizioni contrapposte del nostro fallimentare bipolarismo, ma anche all’interno delle maggiori forze politiche. E che per queste ultime un certo margine di ambiguità – ti votiamo a favore in parlamento per senso del dovere ma dissentiamo pubblicamente sui provvedimenti più impopolari (o presunti tali) per opportunismo – è non solo necessario, ma gradito. Dunque, Monti glielo lasci tutto questo spazio, e faccia maggiormente ricorso al dialogo con gli italiani. In fondo se siamo nella drammatica emergenza che lo ha portato al governo, è anche – per non dire soprattutto – per via del fatto che nessuno, per anni, ha detto la verità al Paese. Ora è venuto il momento che tutti guardino in faccia la realtà, ed è bene che succeda prima che il governo vari i provvedimenti. Non averlo fatto finora è stato un errore, ma ancor più grave sarebbe non far precedere la manovra da un “discorso alla Nazione”.

Naturalmente, molto dipenderà anche dal comportamento di chi, tra i leader di oggi e tra quelli che aspirano ad esserlo domani, saprà creare le condizioni perché Monti possa centrare l’obiettivo. Lo abbiamo detto, e lo ripetiamo: ci aspettiamo molto dalla “troika ABC”, e cioè che anche Alfano e Bersani, oltre che Casini, abbiano il giusto approccio. Che, anche per egoistico interesse, non può che essere di fattiva convergenza tra loro e di generosa disponibilità nei confronti di Monti. Ma anche il premier deve saper creare le giuste condizioni perché tutto questo avvenga, sapendo trasformare la sensibilità che possiede e che ha maturato in anni di lavoro ai grandissimi livelli in vera e propria sensibilità politica. Potrà sembrare paradossale, ma potrebbe essere proprio il governo tecnico, accusato da più parti di aver estromesso la politica, a ridare ruolo e dignità alla Politica – sì, quella con la maiuscola – che la Seconda Repubblica aveva ignominiosamente mortificato.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario