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Il dibattito sul blog dei giovani di SA

Tra azione politica e pensatoio

Il ricambio generazionale passa attraverso una nuova forza di rappresentanza politica

di Luca Bolognini * - 08 giugno 2005

Cari amici,
il 16 giugno a Roma (ore 1830 presso la sala di ConfCooperative a Via Sforza Cavalli 11) sarà un'altra ottima occasione per approfondire gli argomenti del dibattito nato sul blog dei giovani di Società Aperta.

L'incontro avrà due fasi (come spero d'ora in poi sarà regolarmente): una dedicata a uno specifico argomento - questa volta appunto la formazione in Italia - e a seguire una generale, che prosegua a voce quanto ci stiamo scrivendo via mail sul ruolo e sulle possibilità di evoluzione di Società Aperta Giovani.

Con questa mia lettera, due considerazioni brevissime (ne parleremo il 16). Non credo che la soluzione sana al problema della rappresentanza giovanile sia un comitato elettorale, e mi rivolgo a Marco Paolemili. Concordo con Giuseppe Nuccetelli. Anzi, sono convinto che questo Paese sia devastato culturalmente e politicamente da una classe dirigente solo elettorale, solo legata alla contingenza, solo schiava del sondaggio. Credo molto nella riforma dello strumento partito, invece, ovviamente con il terrore di tornare alla Prima ma anche con il bisogno di fuggire da questa Seconda di plastica. I correttivi - certamente anche le primarie interne, la previsione costituzionale di requisiti strutturali, formali e sostanziali dei partiti, una intensa produzione di contenuti e una formazione-educazione politica seria - potrebbero fare molto in questo senso.

Non credo neanche - ne avremmo già tanti - nel puro think-tank, se resta solo think-tank. E anche in questo caso concordo con chi ha segnalato la necessità di un'azione politica, di una capacità integrativa tra complessità sociale e istituzione, di una responsabilità-rappresentanza continua, durevole, concreta.

L'attività di pensatoio mi sembra però, da un lato, lo stadio naturale di qualunque nuova, giovane iniziativa che possa considerarsi seria e non presuntuosa o cieca: trovo che sia, per usare una metafora attualissima, la forma embrionale giusta per ricercare una crescita e una dimensione matura sensata, ragionata, intelligente. Dall'altro lato, anche nella dimensione matura - come dicevo prima - il pensare e' fondamentale e deve occupare parecchio spazio (cosa che oggi non accade).

Non ho risposte preconfezionate o rivelazioni/convinzioni da trasmettere: anzi, discutendo sto cambiando alcune mie idee, o le sto chiarendo, oppure ancora le sto definendo meglio. Credo accada a Paolemili, come ad Italia, a Lo Basso, a Nuccetelli, a Gennaio, a Marchetti e a tutti quanti vorranno intervenire o stanno leggendo.

Vi posso dire che questa riflessione ontologica sulle caratteristiche di un movimento politico futuribile, che "ci veda bene e lontano", e' stata al centro dei nostri dialoghi fin dall'inizio: abbiamo cercato di isolare quelle che, malgrado tutto, ci sembravano cellule benigne nei partiti vecchi e in quelli attuali, nelle associazioni, nei movimenti di protesta, nei fenomeni no-global o in altre ondate giovanili intrise di valori (come viste di recente a Roma).

Per esempio, e questo si aggiunge alle idee di riforma delle organizzazioni di rappresentanza politica, siamo arrivati ad accarezzare - in modo soltanto esplorativo - l'analisi di una forma di rappresentanza moderna, che integri in sé anime libere da vincoli (che non ripetano la lezioncina, a proposito di nazionali under21) e portatrici di interessi e punti di vista più vasti e collettivi, riuscendo così a riaccendere l'interesse per il contesto pubblico.

Partiti (o chiamiamoli pincopalli se il termine disgusta) costituiti da assemblee-basi di pesi specifici maggiori: in mancanza della possibilità di attivare gli under35 in movimenti politici tout court, diretti, in "prima linea" insomma, si potrebbe pensare allora ai movimenti politici come secondo grado - non primo - di partecipazione delle persone alla vita del Paese. E' già stato così a volte, ma si tratterebbe di farne una regola. Questo deriva dalla constatazione che, se da un lato la partecipazione politica diretta e' crollata, dall'altro le nuove generazioni sono impegnate fortemente nell'associazionismo, che e' comunque impegno civile sebbene a uno stadio precedente rispetto a quello politico. Questa forma potrebbe essere una forma nuova, più adatta ai tempi, in grado di coinvolgere, riappassionare, abituare alla moto chi fino a questo momento e' andato unicamente e molto in bicicletta.

Sono idee neonate su cui confrontarsi, non c'e' nulla di fissato. Ma l'obiettivo e' trovare una strada, e percorrerla senza restare con le mani in mano perché il ricambio e' necessario.

Cari saluti,

Luca Bolognini
Presidente Giovani di Società Aperta

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario