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A proposito di etica, diritto e Costituzione

Torto marcio contro torto stantio

Quant’è severa e sadica la storia, con chi la maneggia incautamente…

di Davide Giacalone - 12 febbraio 2009

Non scrivo della ragazza. Su di lei si è largamente superato il segno. Mi occupo di quel che dal caso, talora a sproposito, è derivato, circa etica, diritto e Costituzione. Si sono sfidati due fondamentalismi: quello della fede senza pietà e quello dello scientismo senza ragione. C’è chi vuol farsi valere sopra la legge e chi pretende d’avere il monopolio del sapere, pronunciando “scienza” con toni da mago. I ragionevoli guardano perplessi, perché di storie simili son colme le famiglie, così come anche le corsie d’ospedale. Regolati secondo amore e compassione, lasciando che i dolenti, anche nella fede, vadano senza ostacoli ulteriori “alla casa del Padre”.

Abbiamo assaggiato la prepotenza dell’etica di parte, del volere vincere sul corpo altrui, al recitare grazie ad una vita senza vitalità. S’è detta “legale” la soluzione più turpe, quella giudiziaria: non la fine, non la speranza, ma l’agonia del morto per far contento un diritto defunto. Roba da pazzi. Un clima nel quale spero non si faccia nessuna riforma controriformista, modello fecondazione assistita. Meglio l’ombra, che una luce tanto oscura.

Con la morte marciante su se stessa s’è montato anche un conflitto istituzionale. Il Quirinale ha torto marcio, perché non esiste il potere d’interdizione, di per sé devastante dell’equilibrio costituzionale. Il governo ha torto stantio, perché la questione è nota da anni e se urgenza c’era consisteva nel rendere impossibile un pronunciamento illogico della magistratura, non nel porvi rimedio su un caso senza vie d’uscita. Ora l’urgenza è tolta, anche se il caso si replica di continuo. Niente palcoscenico, niente spettacolo, si sfollano gli spalti.

In quanto alla Costituzione influenzata dal filosovietismo, non so in quanti siamo rimasti ad essere democratici, antifascisti tanto quanto anticomunisti, ma quando fu scritta il nazifascismo era stato seppellito e l’impero comunista era alleato. I comunisti di Togliatti erano filosovietici e dalla dittatura nutriti, come anche appresso. Vogliamo cancellare ogni traccia della loro influenza costituzionale? Bene, ci sarebbe anche l’articolo sette, sui rapporti fra Stato e Chiesa, che portò in casa repubblicana i Patti Lateranensi firmati dal fascismo. Ah, quant’è severa e sadica la storia, con chi la maneggia incautamente.

Pubblicato su Libero di giovedì 12 febbraio

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario