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Basta con le querelle metodologiche

Torniamo sul tema del livello dei tassi bancari

Il vero problema, al di là dei tassi, è di sostegno pubblico alle politiche del credito

di Angelo De Mattia - 28 maggio 2009

C’è un contrasto tra condizioni del credito alla grande impresa e di quello all’impresa minore? Fatti i dovuti cambiamenti, nella crisi torna, per le quantità e per gli oneri, quello che un tempo si chiamava il tasso-Fiat, superiore anche al prime rate di allora? O si tratta solo di fenomeni non colti appieno, nelle loro cause, quindi di apparenze? E’ utile tornare ancora sul tema del livello dei tassi bancari perché la disputa su di essi oscilla, negli ultimi giorni, tra una quaestio de aqua et de terra, le contestazioni corporative, i conflitti dottrinari e i moniti politici – sotto il fascino e l’attrattiva del momento elettorale – non seguiti da coerenti decisioni.

L’Associazione bancaria ha ribadito che attualmente i tassi attivi praticati dalle banche sono inferiori, per le diverse classificazioni, a quelli medi dell’area dell’euro. Ha confermato questa tesi, prendendo a base delle elaborazioni i dati dalla Banca centrale europea e della Banca d’Italia. In questa materia, si dovrebbe diffusamente convenire che il punto di riferimento non può che essere un Organo super partes, l’Istituto di via Nazionale, alle cui statistiche – da accogliere fino a prova documentata contraria, una probatio diabolica, della loro rigorosa oggettività – fare rinvio per ogni analisi e proposta. Sono, queste, le elaborazioni che lo stesso Governo dovrebbe assumere per poi mettere a punto le sue iniziative politiche. Non si può continuare con querelle metodologiche, che già in passato hanno riguardato altri settori dell’economia e della finanza.

La stessa Abi potrebbe preventivamente dichiarare sin d’ora e pro futuro la sua metodologia o i suoi punti di riferimento, che dovrebbero valere per tutte le sue pubblicazioni, in modo da evitare, per l’avvenire, dispute e raffronti, spesso sterili, comunque scarsamente concludenti.

Intanto, aspetto questo non secondario, non si può non concordare sul fatto che vi è stato ed è tuttora in corso un abbassamento dei tassi di mercato in conseguenza della riduzione dei tassi ufficiali di riferimento della Bce e dell’impostazione della politica monetaria. Negli ultimi due mesi sarebbero scesi di circa 2 punti.

E’ vero che si osserva una lentezza della riduzione. Questa, però, è dovuta a principalmente a problemi di struttura del sistema non superabili nell’immediato, anche se il tema dell’efficienza, della trasparenza, dei modi e dei tempi dell’adeguamento degli oneri e delle condizioni si ripropone in tutta la sua corposità.

La riduzione dei tassi bancari è inferiore, per esempio, a quella segnata dall’Euribor perché in questo caso il rapporto di debito e credito è tra banche ed è, dunque, diverso da quello con imprese e famiglie, innanzitutto sotto il profilo della rischiosità. Gli istituti di credito, in conseguenza della crisi, oggi si finanziano molto meno sul mercato date le condizioni di quest’ultimo; le fonti di finanziamento sono, prevalentemente, i depositi e le operazioni con la Banca centrale europea.

Comunque, si sta assistendo a un processo di riduzione dei tassi e, quanto al livello di quelli italiani, si potrebbe convenire che essi oggi si attestino intorno a quelli medi dell’area dell’euro. E’ anche vero che in qualche altro Paese dell’eurosistema i tassi sono scesi ancora di più e, quindi, segnano un maggiore divario con la media europea. Tutto ciò risulterebbe difficilmente contestabile, salva, naturalmente, la pronuncia dell’Organo tecnico.

A questo punto entra in gioco, principalmente, il fattore crisi-recessione. Nella situazione nella quale si trova l’economia italiana, con una possibile caduta del pil oltre il 4 per cento nell’anno (che potrebbe essere seguita dal segno negativo anche nel 2010, dopo quello altrettanto negativo dello scorso anno) non è pensabile che non aumentino le sofferenze e che le prime a trovarsi in serie difficoltà non siano le medie e piccole imprese (nel ‘92/’93, in occasione di quella crisi, le sofferenze si accrebbero del 5 per cento).

E’ probabile che le banche, che hanno dovuto ridurre il proprio indebitamento, quindi l’effetto-leva, finiscano con l’incidere maggiormente, in chiave restrittiva, sulle più colpite medie e piccole imprese. E’ possibile che ciò accada, soprattutto, ad opera delle banche maggiori e in particolari aree del Paese? E’ da verificare. Così come è da vedere se e quali aree territoriali avvertano di più un possibile credit crunch. Ma, al di là dei tassi, il problema, più generale, è, dunque, di politica economica o, se si vuole, di sostegno pubblico alle politiche del credito.

Sono stati adottati, nei mesi scorsi, i provvedimenti mirati al patrimonio delle banche, alla tutela del risparmio e, si è detto, indirettamente, al finanziamento delle imprese. Ma ora si impone di valutare un modo più diretto di sostegno pubblico.

In quest’ultima direzione, riprendendo il senso di una proposta formulata al Forex dal Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, andrebbe valutata l’opportunità di apprestare garanzie pubbliche, in forma più ampia di quanto finora pure è stato fatto, al finanziamento delle medie e piccole imprese e di contribuire al loro riequilibrio finanziario con forme di intervento pubblico, come potrebbe essere la detassazione degli apporti al loro capitale.

Se si vuole evitare che al già molto probabile impennarsi delle sofferenze si apporti un ulteriore contributo, con impatti sulle banche, l’erogazione del credito anche in condizioni difficilissime dell’impresa minore, quando cioè questa non rischia di venire strozzata dalle condizioni del credito perché già è stata strozzata dalla recessione, allora occorrono più efficaci provvedimenti del Governo in questo senso. Non è scritto da nessuna parte che debba permanere, come ineluttabile, la differenza di trattamento tra grande impresa e media e piccola impresa.

Tutto ciò – è bene ribadirlo – nulla toglie ai progressi che il sistema bancario, e singole categorie di istituti, devono compiere sotto diversi profili, a cominciare da una maggiore compenetrazione negli interessi di sistema e generali. Ma governare, anche in questo campo, non è asfaltare. Pur scontando il periodo elettorale, all’Esecutivo si dovrebbe chiedere non un certamen su dati, ma scelte, decisioni. A tal fine, potrebbe essere utile un rapporto sulle attuali condizioni del mercato del credito.

Intanto, domani, avremo modo, probabilmente anche su questi temi, di ascoltare le parole del Governatore della Banca d’Italia con la lettura delle sue Considerazioni Finali. Si tratta del più importante documento economico, e anche di policy, dell’anno che darà un fondamentale contributo, innanzitutto alla comprensione della situazione dell’economia e della finanza. Punto cruciale del “conoscere per deliberare”.

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