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Ue di nuovo al centro del dibattito politico

Torna l’europeismo, potenziale alibi

L’Italia si candida a protagonista della ripartenza del cammino dell’integrazione

di Paolo Bozzacchi - 19 maggio 2006

Da spauracchio a punto di riferimento fondamentale. L’Unione europea torna prepotentemente e per diverse ragioni nel dibattito politico italiano. La prima, quella meno scritta dai giornali, è quella di ricostruire dei ponti diplomatici che consentano di portare avanti una doppia strategia: puntare forte ad assicurare un ruolo importante all’Italia nel tentativo di ripartenza del cammino dell’integrazione politico-economica, e cercare di imbonire i severi giudizi della Commissione sulla preoccupante situazione dei nostri conti pubblici. Lo dimostrano le nomine di molti convinti europeisti al governo, a cominciare da Prodi, passando da Padoa-Schioppa, continuando per Amato e terminando con la Bonino. E lo conferma l’esordio ufficiale del Presidente della Repubblica proprio a Ventotene, per il ventennale della morte di Altiero Spinelli, padre del federalismo europeo. L’intenzione del governo è aprire un altro tavolo da gioco, oltre quello interno, che per ora (a cominciare dagli antipatici numeri del Senato e dell’economia), promette vincite assai poco probabili. La scommessa europeista è sostenuta da piccoli segnali positivi, in attesa di un anno elettorale (2007) decisivo per il futuro dell’integrazione, e che ruota attorno alle presidenziali francesi. L’ingresso della Slovenia nell’euro e il sì dell’Estonia alla Costituzione Ue sono stati ampiamente sottovalutati dai media, ma rappresentano comunque un sentiment diverso da quello del decidere se è opportuno o meno andare avanti a pensare che un’Unione politica non sia una pura utopia. Dando per scontato che l’operazione secondo tavolo andrà in porto, sarà bene però che l’Europa non diventi per il governo Prodi un alibi per non operare le necessarie riforme promesse. Bruxelles può e deve rappresentare una sponda, non un muro di gomma che tutto assorbe.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario