ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Tocca alla sinistra rompere le regole

Quello del Cav. non è solo uno show elettorale. C’è di più

Tocca alla sinistra rompere le regole

Bisonga fare vera politica per non scottarsi e alimentare la locomotiva avversaria

di Davide Giacalone - 26 marzo 2010

Fu su questioni regionali che cadde il fondatore della quinta Repubblica francese, quella presidenziale, che ancora dura, Charles De Gaulle. E’ in occasione delle elezioni regionali che Silvio Berlusconi afferma di volerne emulare le gesta. Così, mentre i giornali parlano di cose che eccitano solo il ristretto gruppo degli addetti alle cronache, ovvero della successione a Berlusconi stesso (che non ci sarà mai) e del sorpasso leghista (che sarebbe, ove mai accadesse, la dimostrazione che la sinistra non esiste, travasandosi i voti solo all’interno del centro destra), va a finire che, ancora una volta, si commette l’errore di sottovalutare quel che Berlusconi ha in testa. E che, immancabilmente, dice.

Quando sostiene che si deve fare, subito, la riforma costituzionale per l’elezione diretta del capo dello Stato o del governo, e che si deve farla ascoltando il popolo, i professionisti della politica sorridono di commiserazione, perché una cosa simile non può farla da solo, né li spaventa quel generico e intangibile appello agli elettori. Già, ma quando la quarta Repubblica francese s’incartò, e alla libertà del voto, nonché alla proporzionale composizione del Parlamento, corrispondevano il caos e la “dittatura parlamentare”, che rendeva debolissimo il governo, il tutto aggravato dalla crisi algerina, De Gaulle fece scrivere una nuova Costituzione e la sottopose a referendum popolare. Era il 1958 e votò a favore l’83% degli elettori, che non ne potevano più. Non solo, siccome il metodo gli piacque, tornò (1962) ad utilizzarlo, proprio sul tema dell’elezione diretta del presidente, forzando la mano al Parlamento e forzando anche la lettera della Costituzione. Da noi non si faranno simili referendum, non costituzionalmente previsti, ma ho l’impressione che la risposta popolare non sarebbe poi così diversa. E siccome, in democrazia, il consenso elettorale conta, faranno tutti bene a non credere che Berlusconi stia solo mettendo in scena uno show elettorale. C’è di più.

Esercitarsi sulla sua successione, come ha preso a fare anche il Corriere della Sera, equivale a trastullarsi con il sesso degli angeli, perché nel momento in cui non sarà più un soggetto elettoralmente attivo, in quello stesso istante non ci sarà più nulla di quel che oggi si vede. Quindi, a che cavolo si dovrebbe succedere? Berlusconi è l’unico leader capace di tenere assieme un Pdl che, senza di lui, non solo non sarebbe mai nato, ma neanche riuscirebbe a gestire le inconciliabili diversità. E, del resto, la forza di questo partito-coalizione spinge la sinistra a imitarne la struttura, quindi la berlusconizza e indirizza verso unità fittizie, buone solo per misurarsi elettoralmente con gli avversari. In quanto alla Lega, è del tutto legittimo che persegua il sorpasso e propagandisticamente lo annunci. Mi sembra improbabile, ma si deve essere assai superficiali per non rendersi conto di due cose: a. è stata capace di selezionare e far crescere una classe dirigente locale, radicandosi fra gli elettori; b. è illusorio pensare che si possa ricondurla all’originario ruggito separatista. E’ una forza politica con la quale si devono fare i conti. Vale per il Pdl, come per la sinistra.

Nella situazione data, allora, come ossessivamente ripetiamo, tocca alla sinistra rompere le regole del gioco e abbandonare l’alleanza, innaturale e oltraggiosa, con un estremismo giustizialista che le sta divorando l’anima e l’onore, rendendo subito possibile un dialogo istituzionale che non metta in dubbio la stabilità del governo (minacciata dall’interno), ma cerchi di evitare una futura tornata elettorale con le medesime regole. Non lo capiscono? Non sono in grado di muoversi? Trovano comodo far solo gli anti-Berlusconi? Allora si preparino a una battaglia aperta sul presidenzialismo, e sperino che la crisi economica, che presto imporrà scelte dolorose, non scateni nulla di simile alla crisi algerina. Toccherà loro buttare acqua sul fuoco, anziché le solite taniche di benzina, altrimenti correranno il rischio di scottarsi e alimentare la locomotiva avversaria. Un ultimo particolare: Berlusconi è ricco e possiede molte case, ma non a Colombey-les-Deux-Églises, dove De Gaulle si ritirò, lasciando (due volte, per la verità) la vita politica. Ecco, la probabilità che Berlusconi lo imiti è pari a zero.

Pubblicato da Libero

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario