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Il peso delle posizioni ufficiali del Colle

Titubanze e imbarazzi

I poteri elastici del Quirinale si sono dilatati troppo

di Davide Giacalone - 04 maggio 2011

Che Giorgio Napolitano abbia, o meno, telefonato a Pier Luigi Bersani, intrattenendolo sulle questioni libiche, è del tutto irrilevante. Ci sono quotidiani che lo affermano, o lo lasciano intendere, è c’è il Quirinale che smentisce. Crediamogli, ma la questione non cambia d’un capello: il problema non sono le mosse o i contatti segreti, bensì le posizioni ufficiali e pubbliche.

La gran parte dei commentatori sono affetti da tifoseria acuta, e talora dissennata, mentre la quasi totalità delle cattedre è bloccata dalla viltà, così capita che le prese di posizione del Presidente della Repubblica siano valutate con gli occhi rivolti all’unica partita che appassiona le anime (morte): pro o contro Silvio Berlusconi. Se le parole presidenziali suonano critiche verso il governo, allora sono perle di saggezza e inesauribile fonte di freschezza, se, invece, puntano a stabilizzare il governo, allora si tende a nasconderle e scordarle, mentre i berlusconiani le portano in processione, quale scudo dietro cui rimpiattarsi. Parole a legittimità alternata, buone ora per gli uni e ora per gli altri. Immaginare, per venire alle cose ultime, che siano state spese per rabbonire la sinistra e indurla a non far cadere il governo sui bombardamenti libici, significa renderle sgradevoli a chi sarebbe pronto a tutto, pur di assistere a quel crollo. Invece la faccenda è assai più grave: i poteri elastici del Quirinale si sono dilatati troppo.

Il Presidente è ripetutamente intervenuto nel merito dei dibattiti parlamentari, in qualche caso influenzandone il calendario, così come ha preannunciato esami delle leggi ancor prima che divenissero tali. Non è normale. Nel caso della Libia s’è spinto oltre, perché ha anticipato il dibattito parlamentare prima che s’aprisse: a fronte del fatto che il governo aveva preso posizioni diverse nel tempo, e che idee diverse esistono al suo interno, Napolitano ha chiuso la partita sostenendo, ufficialmente e solennemente, che la scelta di aprire il fuoco era da considerarsi uno “sviluppo naturale” della risoluzione 1973 dell’Onu e del voto parlamentare del 24 marzo. Non c’è nulla da discutere, quindi. Cosa volete che importi se prima, durante o dopo ha telefonato al segretario del suo ex partito, posto che dice di non averlo fatto e gli credo.

Del resto, che bisogno c’era? I capi della sinistra hanno discusso pubblicamente il loro imbarazzo, perché buttare giù Berlusconi, in questo caso, equivale a votare contro la linea fissata da Napolitano. Cosa che loro non vogliono e non possono fare, lasciando uno spazio sul quale si buttano la Lega e l’Italia dei Valori, entrambi ostili al Pd. Non è un caso che i pacifisti un tanto al chilo, solitamente avvolti in bandiere policrome e confusionali, si siano dati alla latitanza. Contro chi manifesterebbero, contro un governo che si mostrò titubante nel colpire Gheddafi, o contro un Presidente che lo voleva? Non è un caso, allora, che raccontando le varie fasi del dibattito parlamentare, nel suo prepararsi e svolgersi, l’intera attenzione si concentri sulla divaricazione fra Pdl e Lega, giacché l’opposizione era stata neutralizzata. Ma non dalla maggioranza, da sé stessa, al punto da presentare una mozione che impegna il governo a continuare a fare quel che fa. Che ciò sia avvenuto con o senza una telefonata, è irrilevante.

L’imbarazzo non è solo a sinistra, ma dovrebbe albergare nelle menti libere, ovunque si trovino. La risoluzione Onu parla della necessità di difendere la popolazione civile dagli attacchi delle milizie di Gheddafi, le operazioni belliche, invece, si concentrano nello sforzo di far vincere ribelli che, altrimenti, sarebbero spazzati via.

E’ la stessa cosa? si tratta di una “naturale evoluzione”? Ci vuole tanta fantasia, per crederlo. L’intera questione è surreale, perché dal momento che si è aperto il fuoco, non essendo riusciti a fermare la volontà francese e inglese, avendo perso gli Usa come Paese guida, avendo preso atto della totale disunità politica dell’Unione Europea (si veda la posizione dei tedeschi) ed essendoci, quindi, rassegnati a sparare c’è una sola cosa che possiamo sperare: colpire e farla finita. Nel merito, allora, la posizione di Napolitano è l’unica praticabile. Ciò non toglie che i bombardamenti sono due: uno sulla Libia e l’altro sulla Costituzione. Nel primo il bersaglio è, fin qui, stato mancato, facendo saltare in aria altri, nel secondo il bersaglio è già stato centrato.

Pubblicato da Libero

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