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Responsabilità francesi per la crisi dell’Ue

Tiro al piccione su Jacques Chirac

Contro la burocrazia, l’impegno di Blair per una riforma. Le accuse di Giscard d’Estaing

di Antonio Picasso - 16 giugno 2005

Fuoco incrociato sull’Eliseo, sia da oltre la Manica, che dalla stessa Parigi. La responsabilità della crisi dell’Unione europea, dopo i referendum francese e olandese, viene addossata principalmente a Jacques Chirac. “Tra noi c’è un fossato”, ha ammesso il premier britannico Tony Blair, intervistato da Luc de Barochez e Pierre Rousselin, sul Figaro del 15 giugno. Pomo della discordia, tra Regno Unito e Francia, è il contributo inglese alle casse dell’Ue. Superiore di due volte e mezzo a quello francese, stando ai calcoli di Downing Street. Non solo, Chirac, e insieme a lui il Cancelliere tedesco Gerard Schröder, vorrebbe che Blair rinunciasse anche allo sconto spuntato dalla Thatcher nel 1984. Una richiesta inaccettabile, ha fatto sapere Londra. Perché, con il 40% del budget comunitario speso in agricoltura (a forte beneficio della Francia), la Gran Bretagna non ne vuole sapere di rinegoziazioni in questi termini.
Una nuova guerra dei Cent’anni, insomma.
E ora che si avvicina il turno della presidenza britannica, è Blair a dettare le condizioni di pace. Riesame delle modalità di investimento dei finanziamenti dei Paesi membri, welfare flessibile, investimenti in ricerca scientifica e tecnologica e alleggerimento delle regolamentazioni. Ecco la formula blairiana di rilancio dell’Unione. E come dare torto a Tony Blair? Con una macchina comunitaria così lenta e burocratica, risultato dell’asse franco-tedesco, non si va da nessuna parte.

Nel frattempo, però, una seconda accusa pende sul capo del povero Chirac. Intervistato da Elaine Sciolino, per l’Herald Tribune del 15 giugno, Valéry Giscard d’Estaing riversa tutte le colpe delle crepe dell’Unione al suo presidente. Il “no” francese, dice il Mozart della politica (così lo chiama il quotidiano americano), va visto più come un giudizio sulla politica interna, che un rifiuto all’Europa.
Perché la carta costituzionale, Giscard ne è convinto, non merita tante critiche. Anzi, con fare aristocratico e come un padre che giudica bonariamente un figlio, l’ex presidente arriva a definire la sua carta (che il suo Paese ha bocciato) “perfetta quanto quella americana, forse solo meno elegante”. Giudizio poco obiettivo, però. Perché, riconosciuta comunque l’incapacità dell’Eliseo a convincere il popolo francese a votare “sì”, il rifiuto al testo è giunto anche dall’Olanda e dalla Gran Bretagna, dove non si farà nemmeno il referendum e, stando agli ultimi sondaggi, forse anche dall’Irlanda. E in questi Chirac c’entra ben poco.

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