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Public Policy

Le sfide straordinarie delle banche centrali

Tempi di recessione dura

Per combattere la crisi ricorriamo a misure “non standard” e a una cooperazione in con gli Usa

di Angelo De Mattia - 06 marzo 2009

Le banche centrali sono difronte a sfide straordinarie: il Presidente Trichet ieri ha dato il giusto tono alla battaglia campale contro la crisi finanziaria che vede la Bce in prima fila. E proprio per potere svolgere questo difficilissimo compito Trichet ha fatto appello al sostegno e all’incoraggiamento. Sono espressioni assolutamente inconsuete nei discorsi dei banchieri centrali e, perciò, offrono tangibilmente la dimensione della straordinarietà del momento. In effetti, l’economia nel 2009 rallenterà gravemente. Le stime del Pil, rese note dalla Bce, vanno dal -3,2 al -2,2%. Una recessione, dunque, assai dura.

Il Presidente ha sollecitato, poi, l’integrazione finanziaria e dei mercati. Quanto alle decisioni, nessuna sorpresa e, conseguentemente, nessun impulso straordinario al mercato, che già aveva messo in conto la decisione del Consiglio direttivo della Bce, il quale ha ridotto i tassi ufficiali di riferimento di 50 punti base, portando il costo del rifinanziamento al minimo storico di 1,50 per cento.

Sarebbe stata possibile una riduzione superiore (di tre quarti di punto) considerato che, per esempio, la Banca d’Inghilterra, fondata nel 1694, ha segnato, anch’essa, un minimo storico (di ben diversa portata) riducendo il costo del denaro allo 0,50 per cento. Tuttavia, i tassi ufficiali si muovono ormai su misure dalla cui variazione non è pensabile che possano derivare gli stessi impatti per l’economia reale di quando si attestavano a più elevate percentuali. Ai livelli attuali non è realistico confidare soltanto sulla via finanziaria al contrasto della crisi, una via percorsa con ulteriori manovre sui tassi, che pure dovranno essere attivate e non a lunga distanza di tempo. In definitiva, si può dire almeno che la Bce ha mantenuto fede alla prospettiva, pur non vincolante, di una decisione di riduzione del costo del danaro da assumere all’inizio di questo mese, inscritta sin dall’inizio del 2009 tra quelle possibili.

E’ significativo, tuttavia, a comprova che lo strumentario della politica monetaria non si esaurisce, certamente, con la manovra dei tassi, che il Presidente Trichet, nella conferenza stampa, abbia fatto riferimento alla possibilità che l’Istituto di Francoforte adotti, se necessario, misure “non standard” per combattere la crisi, nonché alla stretta cooperazione in corso con gli Usa: una collaborazione frequentemente prospettata su Mf come imprescindibile. D’altro canto, è rilevante che ieri non si sia deciso – come il Presidente della Bce ha ricordato - “che l’attuale livello dei tassi sia il minimo che possiamo permetterci”. Insomma, siamo lontani dall’aver toccato il “pavimento”. E ciò anche perchè l’inflazione è pienamente sotto controllo. In sede di revisione delle stime, la Bce prevede per quest’anno una crescita media dei prezzi al consumo nell’Eurosistema secondo una forchetta 0,1 – 0,7 per cento. Per il 2010, la forchetta sarà 0,6 – 1,4 per cento (Trichet ha precisato che non “è escluso che l’inflazione segni livelli negativi nel corso dei prossimi mesi”). Dunque, vi è ampia possibilità per il sostegno delle politiche economiche della Comunità che ora, soddisfatto il controllo della stabilità dei prezzi, diviene più che doveroso a’termini del Trattato CE. Intanto, occorre verificare come la riduzione deliberata ieri si rifletterà sui tassi praticati dalle banche alla clientela, innanzitutto in Italia.

Quanto alle decisioni non convenzionali – concretantisi verosimilmente nell’ampia gamma della teorica operatività, ordinaria e straordinaria, di una banca centrale – sarebbe importante che la Bce cominciasse a darne qualche dimostrazione, essendo necessario ricorre a una terapia shock per arrestare la perdita di fiducia e innescare aspettative meno pessimistiche, per dare maggiore impulso alla prevista graduale ripresa che, secondo le stime della Bce, vede nel 2010 il Pil in una forchetta tra -0,7 e +0,7 %. A proposito dell’auspicata integrazione finanziaria, sarebbe quantomai opportuno promuovere anche una rapida revisione, da parte degli Organi della Comunità, dell’architettura di vigilanza europea, piuttosto che rinviarla alle calende greche e secondo un progetto (quello della Commissione de Larosière) assolutamente deficitario.

All’ora della comunicazione della decisione della Bce, aveva avuto termine in Italia la riunione al Tesoro, presieduta dal Ministro dell’Economia su “Impresa, lavoro e banche”. Il Ministro Tremonti ha affermato che “il credito per l’economia è come l’aria: ti accorgi quanto è importante quando viene a mancare”. Ben detto. Tuttavia, se è giusto rilevare, a proposito della stretta creditizia, la singolarità della riduzione, al calare del pil, dell’offerta di finanziamenti, sarebbe opportuno anche considerare che la cura appropriata non sta soltanto nei provvedimenti di impulso alle banche, che dovrebbero indurle, appunto, “a fare le banche” fino in fondo. Questi provvedimenti, a partire dai Tremonti bond, sono stati opportuni. A essi potrebbe valutarsi la possibilità di associare la garanzia pubblica su determinati tipi di crediti futuri e una riconsiderazione del trattamento fiscale delle rettifiche di valore nel bilancio degli istituti di credito.

Ma, poi, è anche dal versante delle medie e piccole imprese e delle famiglie che bisogna ulteriormente intervenire, dal momento che è in forte calo anche la domanda di credito. E lo si dovrebbe fare con misure di sostegno (al limite anche sulla dotazione patrimoniale delle imprese). Poi vi è tutta la parte che spetta ai banchieri nella valutazione del merito di credito, nella straordinarietà (non solo per le banche centrali) di un impegno che li spinga a guardare agli interessi generali. La sola cosa che appare assolutamente impropria è il previsto l’affidamento ai Prefetti di un ruolo di monitoraggio sull’applicazione della normativa dei bond. Sarebbe opportuna una sostanziale rimeditazione, anche in nome di quella coesione giustamente evocata nel suddetto convegno.

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