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Può l’emendamento su Rete 4 incrinare il dialogo?

Televisione, una storia senza fine

Sull’attuale assetto del sistema televisivo destra e sinistra sono corresponsabili

di Davide Giacalone - 23 maggio 2008

Ci faremo del male con le televisioni come con gli zingari. Ci danneggiamo con le nostre stesse ipocrisie, raccontando come rivolta razzista l’incapacità di far funzionare la giustizia, e raccontando che ci sono problemi di pluralismo nel Paese che ha la migliore offerta televisiva d’Europa. Leggo, infatti, che sull’emendamento governativo che “salva” Rete 4 si rischia d’infrangere il clima di dialogo e collaborazione parlamentare. E me la rido, perché (perdonate il disgustoso autosbrodolamento) sta succedendo esattamente quel che qui prevedemmo.

La destra e la sinistra non possono dividersi su quello di cui sono corresponsabili. E aggiungo: di Rete 4 si parla a sproposito. Riassunto delle precedenti puntate:
a. radio e televisioni private si svilupparono nel caos solo perché la politica ha, fino all’ultimo, tentato di tutelare il monopolio Rai, ovvero la greppia lottizzata;
b. era talmente scandaloso cercare di mettere ordine che quando ci si provò seriamente, nel 1991, la sinistra acclamò l’intervento moralizzatore delle procure (il laureato Di Pietro compreso), salvo che tutto si dimostrò limpido e pulito, ma era già sventato il rischio di applicare una legge dello Stato;
c. senza piano delle frequenze vennero assegnate delle concessioni che ne erano prive, che è come dare il permesso d’edificare senza indicare il terreno;
d. chi il terreno lo aveva tirò su o abbellì i palazzi, chi non lo aveva, come Europa 7, avviò cause su cause, naturalmente vincendole, anche in sede europea;
e. l’Italia condannata cominciò a campare di proroghe, fin quando la sinistra inventò, nel 2001, che tutto restava com’era fino al passaggio al digitale, fissato per il 2006;
f. scrivemmo che era una cretinata, ma di tale fascino che la destra la copiò, inserendola nella Gasparri e facendola divenire una cretinata bipartisan;
g. non ci crederete, ma il 2006 è passato, e da allora si aricampa di proroghe, come l’ultima, concessa da Prodi;
h. le proroghe risolvono le nostre serate, ma non il problema di diritto, quindi, ogni tanto, si correggono le leggi.

Scandaloso? Certamente, ma nel senso che impiccandoci a quelle concessioni tarocche facciamo divenire fuorilegge un mercato ricco ed invidiato, ed impiccandoci alla Rai congeliamo il duopolio. Melodramma con note di violino zigano.

Pubblicato su Libero di venerdì 23 maggio

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario