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Si prosegue con le spiegazioni e i racconti

Telecom: il grande intrigo continua

Le giustificazioni di Prodi date al Paìs e la sua condotta politica di fronte al Paese

di Davide Giacalone - 17 ottobre 2006

Adesso il presidente di Telecom Italia, Guido Rossi, deve denunciare il presidente del Consiglio,Romano Prodi. Il primo ha inviato una diffida a tutti i giornali italiani, intimando di non associare più il nome di Telecom all’attività d’intercettazioni illegali, specificando che loro non ne fanno neanche di legali. Il secondo ha rilasciato un’intervista ad un giornale spagnolo, El Pais, dicendo (cito testualmente dalla traduzione pubblicata da La Repubblica) che c’è un “caso delle intercettazioni di massa di Telecom Italia”, e ribadendo che “è avvenuto un abuso molto grave, con intercettazioni illegali di massa”. A questo punto, se non siamo nel mondo dei quaquaraquà, la faccenda passa alla competenza del giudice. Prodi lamenta anche che sia stato dato scarso rilievo al fatto che lui stesso era spiato. In questo siamo colleghi, ma stia attento a non fraintendere e non giocare alle tre carte. Se si è spiati vuol dire che qualcuno sta commettendo un reato, e si spera che sia individuato e punito. Può farlo solo la giustizia penale, non è argomento di dibattito politico. Politica, invece, è la condotta del governo e qui Prodi, dopo avere ripetuto che non sapeva nulla del Piano Rovati, aggiunge : “ma anche se l’avessi saputo? Che importanza aveva?”. Ne aveva e ne ha tanta, perché l’idea che Palazzo Chigi si faccia gli affari di una società quotata in Borsa, segnalandole cosa si debba fare ed in alleanza con chi, non appartiene alla normalità istituzionale, e neanche alla legalità. Precisa Prodi: “quel documento non aveva nulla di ufficiale”. E ci mancherebbe! Solo che se era un documento pirata, lui non ne sapeva nulla e le idee che contiene non le condivide, si prende il consigliere traditore e lo si butta fuori. Invece Prodi riconferma fiducia ed amicizia. Belle cose, ma incoerenti con il resto. E si lamenta giacché taluno vuol sapere “se mento o dico la verità su una cosa senza importanza”. Sembrano parole dette da Clinton, beccato a guardare sotto una gonna. Ma in democrazia è assai rilevante se il capo del governo è un bugiardo, e Telecom non è una coscia. La faccenda non è chiusa, lo scontro nella maggioranza è cruento (“non possono mandarmi via perché non saprebbero che fare”), il Grande Intrigo continua, e noi torneremo a raccontarne il significato.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato su Libero del 17 ottobre 2006

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario