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Restano da conoscere motivi e responsabilità

Telecom: avanti con le curiosità

Ecco la causa della marcia indietro di Rossi, non le solite fanfaluche strategiche

di Davide Giacalone - 20 ottobre 2006

I lettori de Il Grande Intrigo sono fra i pochi a sapere delle prodezze di Telecom Italia in Brasile, e ne sanno più dei controllori. Ora arriva la conferma che avevamo visto giusto, che avevamo ragione, il che autorizza qualche curiosità (Telecom Italia, lo ricordo, è quotata, quindi raccoglie il denaro dei risparmiatori). Non c’è nulla di tecnico, nulla di complicato, seguite queste poche righe.
In Italia si dà il felice annuncio che l’Anatel (autorità di controllo brasiliana) ha dato il “via libera” a Telecom Italia. Bella cosa. Però ha dato loro ragione solo perché hanno riconosciuto di avere torto. Sono anni che si combatte una battaglia feroce, a colpi di spie e di cause, coinvolgendo personaggi a dir poco discutibili e pagandoli con pacchi di soldi in contante, perché Telecom pretendeva di avere il comando di Brasil Telecom. Contemporaneamente lanciava, in concorrenza con la BT, di cui è socia, Tim Brasil. Non solo era contro le leggi brasiliane, ma era una visibile dissennatezza, visto che moltiplicava i costi. Delle due l’una, ragionavo: o si esce da BT, vendendo la quota, o si cerca di valorizzare le sinergie. Loro preferirono la guerra a tutto ed a tutti. Dopo avere dilapidato una montagna di quattrini, adesso Telecom Italia dice: vendiamo sia la quota in BT che la Tim Brasil. Le autorità brasiliane rispondono: un accidente, perché quelle due cose sono incompatibili, quindi prima risolvete il problema e poi vendete (questa è la causa della marcia indietro di Rossi, non le solite fanfaluche strategiche). Allora Telecom, ora giustamente, prende la partecipazione in BT e la mette nelle mani di un trust inglese, governato da Credit Suisse. L’Anatel da il via libera ed alla fine della grande guerra gli italiani non contano più un accidente. Un bel successo.
Non è finita, restano i morti e le macerie. Quando qualcuno metterà gli occhi dentro la guerra brasiliana scoprirà quello che non ho potuto scrivere, e sarà magari la magistratura brasiliana a fare quello che da noi si evita accuratamente e da anni. Cirio, Parmalat e Telecom Italia hanno usato il Brasile per spendere troppo ed incassare un fico secco. Telecom Italia ha speso per non acquistare ed ha volutamente ignorato quel che oggi ammette. Si vorrebbero conoscere la ragione ed i responsabili.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato su Libero del 20 ottobre 2006

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario