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Una nuova alleanza dei produttori?

Tassare le rendite, idea trasversale

Piace a Bertinotti, e anche ad Alemanno. Ma c’è chi teme che così si ammazzi il mercato

di Roberto Paglialonga - 17 maggio 2005

Per il momento è solo un’idea. Che però unisce in un insolito schieramento autorevoli esponenti sia di centro-destra e che di centro-sinistra. Sulla tassazione delle rendite Fausto Bertinotti era convinto di aver lanciato un sasso nello stagno per marcare il suo ruolo di sinistra all’interno dell’Unione prodiana. Ed invece, all’iniziale levata di scudi ai moderati del centro-sinistra, è seguito un costante ammorbidimento delle posizioni di Romano Prodi, e ora una presa di posizione forte da parte di Gianni Alemanno. Convinto che per rimettere in moto l’economia italiana sia necessario attingere anche dal patrimonio dei cittadini. Così il duo Alemanno-Bertinotti sta tirando la volata ad una proposta sempre più concreta, in grado di creare una sorprendente – ed inusuale – convergenza bipartisan.

Gianni Alemanno, intervistato da Sergio Rizzo per il Corriere della Sera, pone l’accento sulle rendite finanziarie (ad esclusione dei titoli di Stato), indicando la loro tassazione come l’unico metodo per poter tagliare l’Irap. “In Italia”, dice, non possiamo avere un’aliquota “pari al 12,5%, inferiore alla media europea e nel contempo avere il mostro dell’Irap”. E conclude, “spostare risorse dalle rendite finanziarie per alleggerire il peso sulle imprese e sul costo del lavoro è il segnale più potente che si possa dare”. Da qui iniziano i distinguo con il leader di Rifondazione comunista, che “fa generici e minacciosi discorsi sulla patrimoniale, mentre io mi limito a ripetere quello che scrive Eugenio Scalfari su Repubblica”.

Bertinotti plaude, e condivide il principio, non l’obiettivo. Perché “esistono almeno due ragioni per una priorità programmatica nell’attacco alla rendita. La prima è l’esigenza di ridistribuire la ricchezza e rilanciare così la domanda interna. La seconda è che le rendite finanziarie hanno finito per sottrarre al Paese una immensa capacità d’investimento”. E attacca sulla patrimoniale, che “in Italia c’è già”, tanto sulla casa d’abitazione, quanto sull’auto, lanciando una sua proposta. “Eliminare del tutto l’Ici sulla prima abitazione, magari con qualche differenza per le dimore iperlusso, e concentrare l’imposizione fiscale sopra una certa soglia di proprietà immobiliare”.

All’insolito tandem Alemanno-Bertinotti sembrerebbero accodarsi An, Lega e Udc. E’ questa l’analisi del Sole 24Ore, che oltre alle parole del ministro dell’Agricoltura, registra anche quelle di Roberto Calderoni e di Mario Baccini. Il primo è convinto che un’operazione sulle rendite finanziarie “permetterà di ridurre la tassazione sui conti correnti bancari e di trovare le risorse per abolire l’Irap sul costo del lavoro”. Mentre per il ministro dell’Udc questa è “un’ipotesi positiva e intelligente, che abbiamo bisogno di discutere e verificare”. Quanto poi al gettito ricavabile da un allineamento delle aliquote sulle rendite finanziarie, ricorda il quotidiano economico, l’innalzamento della tassazione dall’attuale 12,50% al 19% comporterebbe un maggior gettito di 2,5 miliardi, mentre altri 2 deriverebbero dalla riduzione al 19% dell’aliquota sui rendimenti dei conti correnti bancari e sulle rendite speculative (ora al 27%).

Chi sobbalza al solo sentir parlare di tassazione sulle rendite è il liberista doc Oscar Giannino. Che sulle pagine del Riformista enuncia in cinque mosse gli errori del mancato liberismo e le conseguenti alterazioni del mercato derivanti da un’omogeneizzazione sugli impieghi finanziari. Innanzitutto, le alte tasse sulle rendite verrebbero a sommarsi a quelle già elevate sul lavoro. Poi, un’aliquota maggiore sui titoli azionari non permetterebbe di indirizzare i risparmi verso la finanza privata, spingerebbe verso l’alto proprio la bolla immobiliare, e “renderebbe invece più convenienti i depositi bancari, quando già le famiglie italiane mostrano un eccesso di liquidità scioccamente immobilizzata nei poco o per nulla remunerativi conti creditizi”. Infine, questi disincentivi “nel medio-lungo periodo non si tradurrebbero che in una provvista finanziaria superiore nel breve ai 3 o al massimo 4 miliardi di euro”.

Insomma, a parte le nette prese di posizione di chi vede nella patrimoniale e affini uno strumento liberticida, ad alcuni analisti sembra tornare in campo l’ipotesi di una nuova “alleanza dei produttori” (fatta cioè di imprenditori e lavoratori, come già teorizzato negli anni Settanta contro le cosiddette rendite parassitarie) con la Confindustra montezemoliana playmaker d’eccellenza. Ed è lo stesso Bertinotti a sottolineare, e apprezzare, come la nuova gestione di Viale dell’Astronomia stia marcando le differenza con la precedente.

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