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Public Policy

Rapporto sulla formazione dei dipendenti pubblici

Tante attività, poca qualità

S'investono annualmente 270 milioni di euro, senza analisi di fabbisogni

di Paola De Benedetti - 17 maggio 2005

La formazione all’interno della Pubblica amministrazione è ormai uno strumento utilizzato in modo capillare. Due dipendenti pubblici su tre, lo scorso anno, hanno frequentato almeno un corso di aggiornamento.

I dati sono illustrati dall’8° Rapporto sulla formazione nella PA, un volume di quasi 500 pagine che, ogni anno, viene redatto dalla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione.

Il Rapporto censisce le attività formative della PA centrale (Presidenza del Consiglio e Ministeri), il comparto Sicurezza, gli Organi dello Stato, le Authority, gli Enti pubblici, le Università, le Camere di Commercio e gli Enti locali: Regioni, Province e Comuni. Si tratta quindi di un censimento che coinvolge circa 900mila dipendenti di cui quasi 600mila hanno frequentato corsi o seminari.

Nel complesso, il costo complessivo della spesa è costante rispetto allo scorso anno, ma sono aumentati i partecipanti: “Se la spesa resta immutata, o cala lievemente, e le partecipazioni aumentano, significa che nel 2004 è aumentata l’efficienza della spesa formativa”, recita il Rapporto.

Ma di quale efficienza si sta parlando? In realtà manca ancora sia un’analisi ex ante dei fabbisogni, che un monitoraggio ex post per valutare i risultati delle attività svolte.

Le Amministrazioni sembrano infatti non utilizzare pienamente i Piani formativi che rappresentano lo strumento principale in base al quale le singole Amministrazioni dovrebbero analizzare i bisogni, programmare le attività e poi valutare i risultati raggiunti in termini di evoluzione delle competenze acquisite.

L’analisi dei fabbisogni, spesso si basano su modalità “soggettive”: indicazioni dei responsabili degli uffici, piuttosto che richieste di singoli dipendenti. Manca ancora una metodologia di analisi “oggettiva” per misurare le esigenze di nuove competenze in base agli obiettivi strategici delle singole Amministrazioni. La pratica del monitoraggio, recita il Rapporto, è limitata sostanzialmente alla rilevazione delle presenze o, al massimo, del gradimento dei partecipanti: strumenti che poco hanno a che fare con una metodologia di rilevazione di efficacia delle azioni formative.

E’ quindi la metodologia di analisi ancora carente. Eppure le attività formative censite dal Rapporto rappresentano un investimento pubblico di quasi 270 milioni di euro.

Paola De Benedetti (Direttore di RAS - Rassegna dell’Autonomia Scolastica www.autonomiascolastica.it)

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