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La spy story della telefonia brasiliana

Tangenti Telecom e omertà politica

Prima o poi tutti i nodi verranno al pettine. Basta avere solo un po' di pazienza

di Davide Giacalone - 16 novembre 2007

Leggete questa storiella brasiliana e sforzatevi di tradurla in italiano. Capirete molte cose che vi sono passate sotto al naso, capirete perché oggi si fa finta di scoprire quel che noi scriviamo da anni. Allora: c’era una volta il Parlamento brasiliano, dove leggendo i giornali di quel Paese si viene a sapere che quelli di Telecom Italia pagavano delle tangenti a governanti, politici e poliziotti brasiliani. Leggono anche le dichiarazioni di Luciane Araújo, un’interprete che per gli italiani ha tradotto telefonate e ricevute dei corrotti locali.

Scandalo, indignazione, e la solita gnagnera: fuori i nomi. Due deputati dell’opposizione annunciano: andremo alla procura di Milano a farci dare l’elenco degli infedeli alla Patria. Li intercetta Piero Marini Garavini, italiano residente in Brasile, che da anni accumula documenti sul malaffare, e suggerisce ai due di risparmiare tempo e soldi, giacché basterà andare presso la procura generale, a Brasilia, accedere ai 32 volumi delle sue denunce e troveranno tutti i nomi. Quelli vanno, ci trovano i nomi della sinistra e degli amici di Lula, ma ci trovano anche quelli degli amici loro. Dopo di che l’indignazione ha messo il silenziatore, e caipirinha per tutti. La favola funziona anche da noi: ogni tanto le inchieste hanno un sussulto, i giornali strillano qualche incredibile novità, ma è tutta roba che si sa da anni. Funziona come nei racconti del tenente Colombo, dove l’assassino si conosce all’inizio ed il divertimento consiste nello scoprire come fa l’investigatore a riconoscerlo. Questi fattacci si verificarono durante la gestione di Colaninno, sponsorizzato da D’Alema. La security di Telecom era guidata da Tavaroli in nome e per conto di Tronchetti Provera. Gli aspetti penali sono di competenza di un tribunale che non si vede manco all’orizzonte. L’elenco degli indagati è, al momento, leggermente distante da quello dei reali protagonisti. Mano a mano che si farà luce sotto lo splendore del sole, almeno, ci sia risparmiata l’aria meravigliata del “chi l’avrebbe mai detto”. A proposito, ecco uno scoop: i vertici che governavano l’azienda all’epoca dei tigrotti scatenati e spianti sono in larga parte gli stessi che la governano oggi. E trattasi di società quotata. Abbiate pazienza, e vedrete che se ne accorgeranno.

Pubblicato su Libero di venerdì 16 novembre

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