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La sostenibilità del sistema sanitario italiano

Tagli saltuari

Già paghiamo troppo per la collettiva incapacità di rimediare ai guasti della spesa. Quella sanitaria è destinata a crescere. Quindi è urgente tagliarne la parte disfunzionale, quando non direttamente criminale.

di Davide Giacalone - 29 novembre 2012

Accusare Mario Monti di giocare con la salute degli italiani (come ha fatto la Cgil) non ha senso. Il richiamo alla non sostenibilità futura del sistema sanitario e alla necessità di trovare nuove risorse è corretto. Semmai si deve osservare che il compito di chi governa non è quello di denunciare, ma di proporre e mettere in atto soluzioni. Abbiamo un sistema sanitario buono, tendente all’eccellente, ma ci costa troppo. Abbiamo contraddizioni evidenti: in Lombardia salta la giunta regionale, per questioni sanitarie, avendo gestito il migliore servizio e mantenuto l’equilibrio di bilancio; in altre regioni le giuste sono al loro posto, ma è già saltato sia il servizio che il bilancio. Si devono affrontare tre ordini di problemi: a. i costi; b. l’organizzazione; c. il finanziamento e la concorrenza-integrazione fra pubblico e privato.

A. Già s’insegue la spesa pubblica con la pressione fiscale, che è un modo per strangolarsi, non s’insegua la spesa sanitaria con il suo finanziamento. Meno che mai chiedendo altri soldi ai cittadini. La sanità praticata funziona, quella amministrata è fonte di sprechi e ruberie. Supporre che la migliore sanità dipenda da maggiore spesa è un errore grossolano.

Ho altre volte fatto l’esempio dell’Asl numero uno di Salerno, dove Maurizio Bortoletti, da commissario, ha dimostrato l’esatto opposto: si ottiene un migliore servizio tagliando la spesa. Serve riorganizzare, imporre controlli rigorosi, digitalizzare. Così si risparmia e spariscono le liste d’attesa. Quella è la via. All’ospedale di Ferrara le cose andavano meglio quando c’erano 1000 posti letto e un solo medico a guardia notturna, rispetto ad oggi che ci sono 500 posti e 15 medici di guardia. In Inghilterra ci sono tre grossi ospedali per 4 milioni di abitanti, nelle sole Marche, per 1 milione 600 mila abitanti, ci sono 3 Asl, 33 ospedali e uno in costruzione. Ovvio che i costi schizzano.

B. Si fa finta che esista un sistema sanitario nazionale, ma non è vero: esistono tanti sistemi sanitari regionali. Una follia. La regionalizzazione è stata un fallimento, che ha portato solo la moltiplicazione dei centri di spesa e la più becera politicizzazione delle nomine. Basta. Finiamola con il mettere i “costi standard” nei programmi, salvo non essere capaci di praticarli, si vada direttamente alla centralizzazione degli acquisti, il che consente anche di evidenziare le disfunzioni nei consumi (ci sta che in un determinato ospedale ci sia maggiore attività dei cardiologi, ma non che i cardiopatici si concentrino in una provincia). La spesa pubblica garantisca la diffusione e efficienza dei pronto soccorso, ma gli ospedali non possono inseguire i campanili. E’ interesse dei malati che siano grandi e specializzati.

Attenti a un fenomeno già diffuso: amministrare la sanità, nel modo in cui s’è organizzata, comporta alti rischi e scarsa retribuzione, sicché i migliori manager se ne vanno e si fanno largo i più lesti. Basta con il deflusso del personale infermieristico verso mansioni amministrative, dove si mantiene troppa gente. Aumentando i costi e diminuendo la trasparenza (vera profilassi della corruzione e degli sprechi).

C. La logica del “tutto gratis per tutti” non è sociale ed equa, ma asociale e iniqua. Le assicurazioni private vanno incentivate, anche con sgravi fiscali, ma poi chiamate a contribuire. Io sono assicurato e (senza provarne piacere) pago tutte le tasse. Quindi pago due volte. Se mi capita qualche cosa di significativo vado a farmi operare presso le strutture pubbliche, salvo poi passare la degenza in cliniche più confortevoli, dal punto di vista alberghiero. In questo modo si scaricano i costi più alti sul pubblico e quelli poco rilevanti sul privato. Non è giusto (né che paghi due volte, né che i privati campino di rendita).

Ben venga la sanità privata, evviva, ma non sovvenzionata dal pubblico con convenzioni non necessarie. Il modello lombardo è caduto proprio quando s’è rinunciato alla totale indipendenza del controllo, che deve essere centralizzato e garantito.

Queste sono proposte concrete, che altrove ho più estesamente dettagliato. Monti ha fatto bene a puntare il dito verso l’insostenibilità dell’esistente, ma non basta. Anzi, fatto così serve solo a diffondere allarmismo. Anche perché l’esempio fiscale è pessimo e già paghiamo troppo per la collettiva incapacità di rimediare ai guasti della spesa. Quella sanitaria è destinata a crescere, anche per ragioni demografiche, quindi è urgente tagliarne la parte disfunzionale, quando non direttamente criminale.

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