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Politica alla deriva

Sveglia Presidente

Il governo ogni giorno di più “tira a campare”, accompagnato da un vittimismo fuori luogo, come quello sui “poteri forti”, cui fa da contrappunto il ringalluzzimento autodistruttivo dei partiti.

di Enrico Cisnetto - 08 giugno 2012

Bisogna cambiare strada. Proprio mentre i rischi per la tenuta dell’euro aumentano – come dimostrano il grido d’allarme lanciato dal premier spagnolo Rajoy sulla condizione finanziaria del suo paese, destinato a seguire la Grecia sulla strada del default, e l’inusitata proposta lanciata da Mediobanca di una “vendita massiccia di Bund” per “svelare il bluff della Germania” – il buco di 3 miliardi e mezzo che l’Italia è costretta a registrare sul fronte delle entrate tributarie riapre con forza, data dall’evidenza dei fatti, gli interrogativi sulla politica messa in campo dal governo Monti. Il dato più eclatante è che nel primo quadrimestre, il gettito fiscale, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, è aumentato dell’1,3%, percentuale che sale addirittura al 2,5% se, per rendere il confronto con l’anno scorso più omogeneo, si considera il gettito al netto dell"imposta sostitutiva una tantum sul leasing immobiliare di aprile 2011. E questo nonostante che i primi 4 mesi di quest’anno siano stati di piena recessione, mentre l’inizio del 2011 aveva visto una crescita del pil dell’1%. Dunque, il “buco” si è prodotto rispetto al budget previsto nel Def, che essendo stato scritto e approvato un mese fa non avrebbe dovuto certo peccare di ottimismo, visto che già nel primo trimestre 2012 avevamo accumulato una decrescita dell’1,3%, e quindi sbagliare per eccesso la previsione con uno scarto del 2,9% significa autorizzarci a pensare che tutte le poste dei bilanci che ci dovrebbero portare all’azzeramento del deficit nel 2013 sono state scritte per far tornare i conti solo sulla carta. Per carità, lungi da me menare gramo. Magari tutto si aggiusta nel corso degli altri due quadrimestri. Anche se, ragionevolmente, la curva del pil è destinata a decrescere ancora, mentre il permanere dello spread stabilmente al di sopra dei 400 punti fa presumere che i 6,3 miliardi di oneri passivi in più previsti nel Def rispetto al 2011 possano rivelarsi insufficienti. Se a questo si aggiungono i denari (almeno 2 miliardi) necessari per affrontare l’emergenza terremoto, e le difficoltà che il duo Giarda-Bondi avrà nel raggiungere l’obiettivo di un taglio della spesa pubblica pari a 4,2 miliardi, se ne deduce che o prima o dopo le vacanze si renderà necessaria una manovra correttiva. Il che si tradurrà, inevitabilmente, in un ulteriore innalzamento della pressione fiscale, la cui modalità è già scritta nel decreto “salva-Italia”: due punti in più di Iva. Passando così dalla padella nella brace. Perché è proprio il mancato gettito Iva che va a comporre quei 3,5 miliardi (per ora) che mancano all’appello. Già 297 milioni (pari a -1%) mancano rispetto al primo quadrimestre dell’anno scorso, cui si aggiungono 3,14 miliardi che mancano rispetto a quanto budgettato nel Def. E siccome il mancato gettito Iva deriva dal calo dei consumi – ieri Confcommercio ci ha detto che al quarto mese dell’anno siamo ripiombati al livelli di metà 2006 – ecco che un inasprimento delle aliquote altro non farebbe che alimentare la spirale “meno consumi-meno Iva”. Peggio mi sento, poi, se il perseguimento di questo benedetto pareggio di bilancio – che si è avuto la dabbenaggine di voler inserire nella Costituzione – avverrà con la cosiddetta “lotta all’evasione fiscale”, sulla quale Monti ha tenuto ad assicurarci che si sarà “ancora più duri”. Ma il tanto incensato contrasto agli evasori ha sì fatto registrare (nei primi quattro mesi del 2012) un aumento di incassi del 3,7%, solo che ciò corrisponde in valore assoluto a 74 milioni di euro. Briciole, per il bilancio dello Stato. Così andando le cose, il totale annuale della lotta all’evasione si aggirerebbe intorno ai 6 miliardi di euro. Siamo proprio sicuri che quelle che Monti ha definito “azioni della Guardia di Finanza che hanno fatto prendere un pizzico di salutare paura in più” siano state un gioco di cui è valsa la candela? Io direi di no, se si considera che il “terrore fiscale” ha generato fughe di capitali all’estero, ha indotto a cancellare investimenti e rinviare consumi, ha reso i beni di lusso e più in generale la ricchezza oggetto di riprovazione sociale. Quanto vale tutto questo in termini economici? Pensare di risolvere i nostri problemi con il “moralismo fiscale” non solo è sbagliato, ma controproducente. Invece, c’era e c’è ancora il tempo per impostare una grande operazione di risanamento e rilancio del Paese, basata sulla dismissione del patrimonio pubblico – per la quale chiedere il concorso della ricchezza privata, in modo non vessatorio – e su un significativo taglio (7-10 punti di pil) della spesa corrente cui far corrispondere un proporzionale abbassamento della pressione fiscale su imprese e lavoro. Un programma che avrebbe dato al governo Monti una tale credibilità da rendere indispensabile la sua prosecuzione anche oltre il 2013, trasformandosi in un vero e proprio esecutivo di grande coalizione. Ma Monti, inspiegabilmente, si è sottratto. E ogni giorno di più “tira a campare”, accompagnato da un vittimismo fuori luogo (come quello della lamentazione sui “poteri forti” che lo avrebbero abbandonato), cui fa da contrappunto il ringalluzzimento autodistruttivo (più lo fanno più perderanno voti) dei partiti. Per favore, cambiamo strada prima che sia troppo tardi.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario