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Si fermi il processo agli agenti segreti

Surrealismo spionistico e giudiziario

Due governi hanno opposto il segreto sulla vicenda Abu Omar.Ma i giudici non mollano

di Davide Giacalone - 19 febbraio 2007

Una nuova pagina di surrealismo giudiziario sta per essere scritta. Supponendo esistano dei reati la procura ha indagato sui servizi segreti che indagavano sull’estremismo islamico in Italia, e supponendo vi sia stato un rapimento con la complicità dei nostri agenti, soddisfacendo una presunta richiesta statunitense in tal senso, ha ottenuto il rinvio a giudizio di agenti nostri e della Cia (e ridagli con l’idea di volere incarcerare gli alleati!). Due governi, di diverso colore ed in periodi successivi, hanno opposto il segreto di Stato su quella vicenda, evidentemente ritenendo che sussistano pericoli per la sicurezza nazionale e non avendo alcunché da eccepire alla condotta dei nostri servizi. Accostando il fatto principale ad altre condotte minori, e di quasi alcun significato, la magistratura segue la sua strada e mira all’accertamento della verità processuale. A questo punto si dovrebbe fare un processo nel quale i testimoni potrebbero essere fermati se riferiscono su fatti coperti da segreto, non potendo, però, fermare gli imputati qualora calpestino il segreto per difendersi. Ma dato che gli imputati sono uomini dei servizi, delle due l’una: o si fanno condannare silenti, quali criminali, o tradiscono se stessi e lo Sato puntando all’assoluzione.

Dice Fassino: non ci siano interferenze politiche. Altri, nel governo, dicono: la giustizia vada avanti, ma rispetti il segreto. Non ha senso, perché in quel processo la politica è già coinvolta, fra gli accusati ci sono due governi, solo parzialmente nascosti dietro delle persone cui si chiede di tacere. Sarà la Corte Costituzionale a stabilire quanto ancora la commedia surreale debba protrarsi, ma è buona l’occasione per ricordare come funziona uno Stato serio: quando il governo impone il segreto non è che garantisca l’impunità ai supposti colpevoli, ma afferma di assumersene la responsabilità politica e che certe cose sono state fatte per un superiore interesse nazionale. La giustizia si ferma, senza che in questo vi sia nulla d’ingiusto, e la faccenda passa alla competenza del giudizio popolare, espresso elettoralmente. Nel nostro caso, però, i due opposti schieramenti concordano sul da farsi, ed invece che festeggiare il tanto reclamato comune senso delle istituzioni, li si vuol processare. Surreale.

www.davidegiacalone.it Pubblicato da Libero di lunedì 19 febbraio

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