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A breve la discussione sul rifinanziamento

Sull’Iraq la sinistra voti a favore

Chi si appresta ad andare al governo del Paese dovrebbe dimostrare di essere affidabile

di Davide Giacalone - 11 luglio 2005

300 dei soldati italiani presenti in Iraq rientreranno a settembre. La decisione era già stata presa da tempo e da tempo Berlusconi l’aveva annunciata. Il parziale smantellamento era già stato concordato con gli altri Paesi militarmente presenti in Iraq, ed a questo aveva fatto esplicito riferimento il presidente statunitense. La missione irachena, infine, continua. Questi sono i punti saldi da non dimenticare, ma, non di meno, il solo concetto di ritiro potrebbe assumere un colore sbagliato, all’indomani delle bombe fatte esplodere a Londra.

Sarebbe, per l’opposizione o parte di questa, il momento giusto per una scelta intelligente, conveniente e responsabile. Dovendosi discutere il rifinanziamento della missione, anziché rimanere prigioniera del partito preso, rifletta sulla situazione creatasi e sulle cose che l’opposizione stessa ha detto.

Inizialmente l’avversità alla presenza delle truppe italiane in Iraq, in missione di pace, fu motivata con la mancanza di un mandato Onu. Quella motivazione, da tempo, non regge più. Non solo sono emersi contorni non rassicuranti circa l’attività dell’Onu in Iraq, ma le stesse Nazioni Unite hanno avuto modo di valutare positivamente il lavoro svolto dalle forze alleate, invitandole a completare il lavoro avviato. Ma c’è di più. Dopo gli iniziali sbandamenti, dopo le castronerie dette a proposito della “resistenza armata”, in verità animata da macellai, ladri e complici di regime, la sinistra, per bocca di Fassino, ebbe modo di riconoscere che i veri resistenti erano quegli iracheni recatisi a votare in occasione delle prime elezioni democratiche. Elezioni che erano state rese possibili proprio dalla presenza delle forze armate cui va il merito di avere abbattuto Saddam. Quindi, come si vede, la posizione della sinistra è cambiata, ed è cambiata in meglio.

Dopo la strage londinese (che credo sia una sconfitta, per i terroristi), dopo che la rivendicazione s’è accompagnata ad ulteriori e credibili minacce all’Italia, la sinistra ha l’occasione per uscire dal vicolo cieco in cui si è ficcata. Oltre tutto, nel frattempo, svoltesi elezioni suppletive ed amministrative, quella stessa sinistra è ragionevolmente candidata a governare il Paese, da qui ad un anno. Allora s’affretti a non sprecare il lavoro migliore e l’eredità più importante del governo in carica, stia attenta a non dare l’impressione di porre in secondo piano gli interessi nazionali, a cominciare dalla sicurezza, voti a favore del rifinanziamento. Al contrario, avere paura di quel che realmente si pensa, avere paura di scarruffare il pelo ai pacifisti multicolorati, pensare si possa sempre giungere (come anche per la prima guerra irachena) con dieci anni di ritardo a riconoscere di essere stati dalla parte del torto, serve solo ad evitare che qualcuno cambi idea, circa il trasformismo e l’inaffidabilità di certa sinistra.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario