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Public Policy

Il rapporto sulla libertà di espressione

Sui media lobby e manette

L’Italia viene declassata alla 78° posizione, con la dicitura “paese parzialmente libero”

di Giuliano Gennaio - 02 maggio 2005

Freedom House, il think tank fondato da Eleanor Roosevelt nel 1945, di area moderata, ha pubblicato da pochi giorni il rapporto per l’anno in corso sulla libertà di espressione nel mondo.

Dopo il rapporto sulla libertà economica del Wall Street Journal e della Heritage Foundation, altro think tank americano, che ci declassava a paese “per lo più libero”, al 26° posto di una classifica che vedeva Honk Hong come primo paese “libero”, gli analisti economici americani della Freedom House ci retrocedono anche nel campo dei diritti civili e più specificatamente nella libertà d’espressione.

L’Italia passa, infatti, dal 74° posto del 2004 alla 78° posizione del 2005, dietro a Capo Verde, a pari (de) merito con Bolivia, Bulgaria, Mongolia e Filippine, precedendo Croazia e Tongo. La terminologia usata in questo caso per l’Italia è: partly free (parzialmente libero). Se si osserva la classifica regionale, denominata Western Europe, il mondo occidentale insomma, l’Italia è al penultimo posto seguita dalla Turchia. E con la Turchia è l’unico paese in tutta la classifica a non essere considerato paese “libero”. Confermando la dicitura del2004 peraltro. Nessun passo avanti, ben quattro indietro.

Nell’analisi paese per paese gli analisti motivano il declassamento per la mancata (ancora per poco si spera) approvazione del decreto che abolisce il reato (penale) di diffamazione, richiamando il caso del cronista condannato , Massimiliano Melilli, a 18 mesi d’arresto e al pagamento di una multa di 100 mila euro e sottolineando il caso di Lino Jannuzzi, senatore di Forza Italia oggi agli arresti domiciliari.

Inoltre l’analisi sottolinea come, pur essendo in larga scala privati, i mezzi di informazione siano facilmente riconducibili ad un partito o a lobby editoriali in grado di influenzare la coalizione al governo.

In aggiunta viene citato il caso della Legge Gasparri che ha ribaltato una sentenza della Corte Costituzionale del 2002 evitando a Rete4 (rete televisiva di proprietà del presidente del consiglio) di trasferirsi sul satellite. Cosa ci possiamo aspettare ora da quest’ultimo anno di governo della Casa delle Libertà per far sì che il rapporto della sua omonima americana (Freedom House significa esattamente Casa della Libertà) nel 2006 ci faccia diventare un paese libero sotto il punto di vista della libertà di stampa?

Giuliano Gennaio

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